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Decenza

Diversi lustri fa, in un'aula di tribunale, durante un processo, giudici, avvocati e folto pubblico assistettero basiti a uno spettacolo a dir poco insolito: un teste si denudò il torace per far vedere che sotto l'ascella aveva il tatuaggio d'un compasso, prova indelebile e inconfutabile della sua appartenenza alla massoneria. La cosa stravagante, tuttavia, non fu quello strip tease bensì la pretesa dell'anzidetto testimone, enunciata a pieni polmoni, pressoché gridata che anche l'imputato si spogliasse per fare mostra delle sue di ascelle. Perché lui, il testimone, era custode dell'indicibile segreto che pure l'imputato fosse un fratello massone. Vien da sé che, dopo un brevissimo smarrimento, tutti si misero a ridere. Pure quei giudici che, poi, recuperata la serietà del caso, con malcelato disappunto rimbrottarono il testimone. E chissà cosa pensarono dei pubblici ministeri che avevano chiamato quel pagliaccio a corroborare la loro accusa. Neanche lo sceneggiatore d'una commedia con Totò e Peppino sarebbe stato capace d'immaginare situazione così grottesca. La location, però, non era Napoli bensì Palermo. E il processo era a carico del senatore a vita Giulio Andreotti. Che sin lì era stato: sette volte Presidente del Consiglio dei Ministri; otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro dell'Industria, ministro delle Finanze e ministro del Bilancio; una volta ministro dell'interno, ministro del Tesoro e ministro delle Politiche Comunitarie. Il testimone spogliarellista, invece, era Gaetano Saya. Se sprecassi soltanto una parola per spiegare chi fosse siffatto individuo precipiterei al livello dei pubblici ministeri che gli diedero credito. Sicché, qualora la cosa v'incuriosisca, fate una googleata e guardate da voi... Oggi (ovvero ieri) siamo alla replica. Il Tribunale è sempre quello di Palermo ma gli imputati son diversi. Così pure i testi dell'accusa. Stavolta non c'è un nazi-fascista da cabaret come Gaetano Saya ma un vero carnefice: Francesco Onorato, un lurido assassino che con le sue putride mani uccise almeno trenta cristiani. Talché, per i pubblici ministeri palermitani, merita a pieno titolo d'essere creduto. Come si potrebbe mai pensare ch'egli menta? Quindi, prendiamo nota: «Dalla Chiesa fu ucciso per volere di Craxi e di Andreotti, ché sentivano il suo fiato sul collo!» Peppino De Filippo avrebbe aggiunto: «Ho detto tutto!» Suvvia, un po' di decenza...

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