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Liberismo e libertà

Il Comitato di Redazione del Corriere della Sera ha contestato la cessione del palazzo storico di via Solferino a Milano dove ha sede, prospettata dal Consiglio di Amministrazione per ridurre il debito, nonostante da parte del Cdr sia sempre stato mantenuto “un atteggiamento costruttivo” firmando “accordi per contenere i costi aziendali e porre le premesse per il necessario rilancio editoriale”. La vendita viene definita “grave operazione che sfigurerebbe l’identità del giornale”, “svendita”, “colpo alle garanzie economiche per tutti i lavoratori” e “colpo profondo alla solidità dello stato patrimoniale”, al punto da mettere “a rischio l’indipendenza stessa del giornale”. Desidero esprimere sostegno al Comitato di redazione, anche se quello stesso giornale quotidianamente esorta a vendere le mie imprese ed i miei immobili per ridurre il mio debito. E nonostante io abbia sempre mantenuto un atteggiamento costruttivo, accettando accordi per contenere i costi aziendali e porre le premesse per il necessario rilancio della mia azienda, l'Italia. Questa faccenda mi ha fatto tornare in mente un episodio di qualche anno fa. Un giornalista ultra-liberista francese si batteva contro un’operazione chirurgica garantita dal welfare d’oltralpe, poiché, oltre ad essere costosissima, salvava solo una vita su dieci ed era pertanto un inutile spreco. Salvo cambiare idea e diventare uno strenuo difensore dello stato sociale quando quella stessa operazione miracolosamente salvò la vita proprio a lui. Apprezzo chi mette in discussione le proprie idee, tuttavia prediligo chi non ha bisogno di provare diretta esperienza della difficoltà o della sofferenza per improntare i propri comportamenti e pensieri alla pietas ed all’empatia. O, per restare nel tema, forse semplicemente preferisco idee un po’ meno liberiste ed un po’ più libere

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