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Silvio e gli ebrei

Caro direttore, vorrei rispondere all’articolo di Giampaolo Pansa di domenica 11 corrente: Caro dottor Pansa, ho letto con commozione ( ho avuto una zia ebrea: Carolina Soavi) il bellissimo e documentato articolo sulla deportazione degli ebrei dalla sua città. Tra i personaggi citati spicca infatti la statura umana e morale del povero dottor Fiz che ne fanno un esempio al quale tutte le persone democratiche, e soprattutto civili, debbano rifarsi. Il titolo e le ultime dodici righe, ove Lei dà per scontato che Berlusconi abbia paragonato i propri guai giudiziari ( ed economici) alle deportazioni e alle camere a gas confrontandolo con quella luminosa figura di medico , non mi trovano però d’accordo. Silvio Berlusconi è infatti persona intelligente, oltre che di grande umanità, e mi rifiuto di credere che in quell’intervista (riportata per “sentito dire”, visto che il libro in questione non ha ancora visto la luce) abbia semplicemente ipotizzato che le sue sofferenze famigliari possano anche lontanamente paragonarsi a camere a gas e forni crematorî. Quando in un paese falsamente democratico una sinistra mafiosa e razzista discrimina degli innocenti sottoponendoli a intollerabili e indegni linciaggi mediatici ai quali seguono , in spregio a qualunque legge o principio costituzionale, processi e condanne(seppur non capitali), è lì che va ricercata l’analogia con l’angosciosa sofferenza dei perseguitati di quegli anni. Non condivido poi il paragone che lei fa tra il dotto Fiz e Silvio Berlusconi. E’ vero, il povero dottore girava con una vecchia bicicletta e si copriva con un vecchio mantello militare, mentre Berlusconi è un uomo ricco. Ma, moralmente, Silvio non è mai stato da meno: chiunque lo frequenti ne conosce la grandissima generosità e le tantissime persone che ha aiutato ( in silenzio, come si addice a tutti coloro che operano disinteressatamente ) potrebbero sicuramente dichiararlo. Mi meraviglio infine che lei, che ritengo persona anticonformista e di sani principî democratici, anziché stigmatizzare gli aguzzini, ma unendosi invece al coro mediatico dei suoi carnefici,riservi “parole più pesanti” a una persona perseguitata fin dal giorno della sua discesa in politica. Emilio Borghini

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