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RETROATTIVITA' LEGGE SEVERINO UGUALE BLOCCO RIVALUTAZIONE PENSIONI

Egregio, stimato Direttore Mi permetto occuparla con qualche considerazione già peraltro in parte anticipata da alcuni suoi interventi, ma che alla luce del lavoro emendativo in corso, credo utile esternare per suggerire una più incisiva campagna stampa diretta a difendere una categoria che, perché, silente e rispettosa dei diritti degli altri è continuo oggetto di proletarie spoliazioni: è scandaloso che movimenti che si richiamano ai valori fondanti di rispetto della persona, della libertà, della democrazia e della proprietà privata, incentrino la battaglia solo sulla condivisibile eliminazione dell’IMU sulla prima casa ed accettino la messa in discussione con effetti retroattivi (lo è nei dati di fatto il blocco della rivalutazione delle pensioni giustificato con l’applicazione di leggi ora ritenute ingiuste) della legge che regola la cessazione del rapporto di lavoro ed i conseguenti trattamenti pensionistici, soprattutto quando questi fossero conseguenti alla regolare versamento dei previsti contributi e quando, come in moltissime fattispecie, il lavoratore fosse stato incentivato all’uscita, o, piuttosto, costretto sotto il passato vigente stereotipo anagrafico, che pressoché obbligava ad andarsene chi era in età di pensione, ancorché non avesse nessuna intenzione ad interrompere il rapporto di lavoro. Soggetti, dai sindacati, mondo della sinistra, datori di lavoro, considerati come un peso che ostacolava l’entrata dei giovani. Ciò, senza nessuna attenuante e possibilità di vittoria in caso di contenzioso, quando poi l’azienda fosse stata decretata in crisi e/o in ristrutturazione. Sono pensionati che semplicemente hanno fatto una dolorosa scelta nel pieno rispetto della legge e che ora si vorrebbe penalizzare con un incostituzionale criterio discriminatorio, operante un vero esproprio del capitalizzato risparmio contributivo a favore di categorie più disagiate, non più protette da uno Stato che ha sottratto le ingenti risorse della elevata, iniqua tassazione, a copertura degli sprechi e posizioni di privilegio, nonostante tutto, ancora intaccate.

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