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lettera aperta ad Anna Maria Cancellieri

LETTERA APERTA AD ANNAMARIA CANCELLIERI Anna Maria Cancellieri, Sono una maestra condannata ai lavori forzati dal decreto n°201 del 6/12/2011 divenuto legge n° 241 del 22 /12/ 2011, denominata "Salva Italia" (su questa denominazione tornerò in seguito) e meglio conosciuta come riforma Fornero. Sono stata condannata, ma sono innocente come sono innocenti tutti coloro che conducono una vita onesta, operano con integrità morale, lavorano con serietà e dedizione. So bene che in Italia non esiste la pena “Lavori forzati”, ma come chiamerebbe Lei, Ministro della Giustizia, questa punizione inflitta dalla Fornero ai docenti del 1952 che il 1 settembre 2012 avevano raggiunto l'ormai famosa “Quota 96” e che si sono visti, a pochi mesi dal traguardo, allungare la permanenza a lavoro per 2, 3,4, 5, 6 anni? Torno un attimo sulla denominazione “Salva Italia”, per me, burlesca perché, a due anni dall'approvazione di tale legge, l'Italia Affonda ed affonda anche perché io sono condannata a rimanere al lavoro e se io resto un giovane non potrà avere il mio posto e quel giovane non potrà avere un futuro lavorativo a breve e uno Stato che non dà un futuro è uno Stato che muore. Allora Ministro Cancellieri, dal momento che ricopre una carica tanto importante avrà ben chiaro che il mio forzato permanere a lavoro non “Salva Italia”, ma la danneggia fortemente economicamente perché: se io potessi lasciare il mio lavoro, percependo la giusta pensione, potrei vivere con più serenità senza accantonare il più possibile per far fronte alle incertezze del domani, la persona assunta al mio posto avrebbe uno stipendio da spendere e quindi un piccolo capitale si muoverebbe. Le faccio notare che siamo 3.500 i condannati e altrettanti gli aspiranti alla nostra sostituzione, da ciò può dedurre che il giro economico diverrebbe importante, ho compiuto 61 anni, fisiologicamente a questa età ci si ammala più spesso e le mie assenze saranno ricoperte con personale supplente, senza considerare l'aumento della spesa che graverà sulla Sanità pubblica. Torno a ripetere che tutto va moltiplicato per 3.500, ho una madre ottantunenne che ha bisogno di essere seguita e assistita. Deve recarsi di frequente in un ospedale lontano circa 100 km dalla nostra abitazione, io vorrei poterla accompagnare ogni volta, ma devo lavorare e allora debbo ricorrere ai servizi sociali che hanno un costo per la collettività. Detto questo, Ministro della GIUSTIZIA Le chiedo di intervenire PER GIUSTIZIA e porre fine a questa iniqua condanna perché IL MINISTRO DELLA GIUSTIZA deve assicurare che la GIUSTIZIA sia UGUALE PER TUTTI. In nome di ciò La esorto a compiere il Suo dovere facendo, magari, le dovute telefonate, Lei saprà certo a chi. Sono poco fiduciosa in un Suo intervento, perché non rientro nello standard richiesto per l'interessamento di un Ministro: non sono mai stata né condannata né indagata, però, se può essere importante nel 1992 ho commesso un'infrazione al codice della strada ho dimenticato di allacciare le cinture, mi è stata fatta la multa e stupidamente ho riconosciuto il torto e senza contestare ho pagato quanto la legge richiedeva. Donata Costa

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