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Riflessione per Filippo Facci

Documento Post-congressuale (Libero) Il Congresso "Persona, sessualità, procreazione" - i cui lavori si sono svolti a Roma, presso il Consiglio nazionale delle ricerche il 21 e 22 ottobre 2010 - ha raccolto le riflessioni ed i contributi scientifici di medici, giuristi, antropologi, filosofi, sociologi, psicologi ed economisti, in una prospettiva orientata a sviluppare un esame interdisciplinare dell’argomento in esame. Il dialogo e la convergenza di competenze diverse, hanno consentito l’approfondimento in una visione complessiva dei problemi relativi alla sfera della sessualità e della procreazione, che costituiscono questioni di vitale importanza per l’individuo e per la società. La sessualità rappresenta un aspetto fondamentale della persona, è la fonte della vita e della continuità delle generazioni. La differenza dei sessi, maschile e femminile, ha la sua base nella realtà biologica e non può essere considerata una mera costruzione sociale. In campo medico vi è assoluta convergenza nel riconoscere l’esistenza di una differenziazione dei due sessi, maschile e femminile, alla cui diversità è ancorata la procreazione, che richiede sempre l’incontro di un elemento maschile e femminile, indipendentemente dalla naturalità o dalla tecnica di fecondazione. Di recente si sono affacciate ed affermate le espressioni: "identità di genere", intesa come costruzione sociale del modo di essere maschile e femminile; ed "orientamento sessuale", inteso come variazione del naturale comportamento sessuale, che può essere articolato al suo interno come gay, lesbico, bisessuale, transessuale o altro. L’uso delle espressioni "identità di genere" e "orientamento sessuale" tende a dare rilevanza unicamente alla persona intesa come costruzione sociale, relegando la diversità biologia in un ruolo sempre più marginale. La distinzione di genere, pur entrata nel linguaggio comune e diffusa anche in ambito scientifico, è tuttavia priva di una base biologica, dal momento che l’osservazione della natura dimostra, in maniera inequivocabile, l’esistenza di maschi e femmine (vale a dire individui che presentano il set cromosomico XX, XY). Tutte le variazioni, siano esse a livello genetico, fenotipico o psicologico, anche se importanti a livello personale, non possono scardinare elementi basati sulla diversità biologica dei sessi. Pur considerando l’orientamento sessuale nell’ambito della libera espressione dell’individuo, non si possono ignorare i costi umani e sociali che ne possono derivare com’è stato posto in evidenza dal Center for Disease Control di Atlanta, Georgia (USA). http://www.cdc.gov/nchhstp/newsroom/msmpressrelease.html. I mezzi di comunicazione di massa tendono ad equiparare ogni tipo di comportamento sessuale e ad affermare una visione non differenziata di "genere", senza proporre una riflessione sul significato antropologico della diversità biologica e sui i rischi derivanti dalla promozione di stili di vita disordinati, sia per la salute individuale che per la società. Dal punto di vista giuridico va riaffermata, con forza, la dignità di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua condizione, e l’uguaglianza nel godimento dei diritti e della protezione giuridica sempre e in ogni situazione. Tuttavia proprio il principio di uguaglianza non consente di uniformare la disciplina giuridica di condizioni non omogenee nelle quali sia rilevante, come per il matrimonio, la diversità biologica. Inoltre il rafforzamento delle tutele sulla base dell’espressione della sessualità, come deliberato dal Consiglio d’Europa il 29 aprile 2010, rischia di costituire categorie differenziate di soggetti, finendo con il creare per le stesse un elemento di diversità, o di determinare disparità di trattamento rispetto ad altre categoria di soggetti. I risultati emersi dal Congresso inducono a riflettere ed a richiamare l’attenzione e la responsabilità della politica e delle istituzioni, nel non assumere indirizzi normativi che non trovino fondamento su sicure evidenze scientifiche, in ambiti nei quali la ricerca ed il dibattito sono ancora aperti, e che rischiano di diventare espressione di atteggiamenti ideologici e promozionali di comportamenti che costituiscono un rischio per la salute individuale e, qualora istituzionalizzati, un danno per la società.

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