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Uomini e topi

Gentile Direttore, si sa, la storia si ripete, immutabile e inesorabile. Forse parte della colpa sta nella propensione umana, soprattutto dell'homo politicus, alle scelte opportunistiche o, per essere generosi, all'istinto di sopravvivenza. Basta tornare, per citare solo un esempio, al comportamento leale e franco di Bruto che scelse, più o meno, di sedersi al tavolo delle trattative con suo padre, per quanto adottivo, e confrontarsi con lui sui punti programmatici che li trovava in disaccordo. Oggi che succede? Che per l'ennesima volta si svolgono in due differenti arene i tornei di salita e discesa dal carro del vincitore, o presunto tale, con una velocità e una naturalezza che, se non fossero tragicamente nefaste, potrebbero essere quasi comiche. Da un lato una pletora di rottamandi, vecchi arnesi dichiarati obsoleti dal novello Robin Hood della sinistra, che proprio a lui si aggregano, benaccetti e incuranti del fatto che il loro accantonamento potrebbe solo essere temporaneamente sospeso. A meno che non cerchino di salire sul carro del presunto vincitore proprio con l'intenzione di mandare lui, al macero. Una caduta dal carro in corsa fa più danni. Dall'altro un' accozzaglia di valorosi che, probabilmente, oggi sarebbero degli illustrissimi signor nessuno se non avessero preso il treno più veloce e sicuro qualche anno fa, ma che ora si sono accorti che è meglio scendere prima che finisca su un binario morto. In tal caso, chi si farebbe in quattro per riciclarli? Tutto questo, però, non mi fa pensare a tradimenti, a ingratitudine, a comportamenti che, pur nella loro meschinità racchiudono un che di umano. L'immagine che più mi richiamano queste vicende è quella dei topi, che una volta annusato il disastro imminente si affannano a correre lungo le cime di attracco per abbandonare quanto prima possibile la nave. Tanto, su una banchina accanto, se ne trova certamente un'altra pronta per salpare. Per dove? Questa è una faccenda di secondaria importanza. Grazie

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