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IL PATATRAC

Egregio Direttore, malgrado i suoi ripetuti e sensati appelli all’unità tra falchi e colombe nel Pdl, sembra che stiamo assistendo all’epilogo di una vicenda, sorta quasi all’improvviso, cresciuta con inaudita drammaticità ed alla fine è scoppiato il patatrac. Ricordo che in una lettera precedente lamentavo la mancanza di dinamismo culturale nel PDL, arroccato ed aggrappato alla figura egemone di Berlusconi, mentre nel PD il confronto delle idee veniva rappresentato anche con toni alti fra i diversi contendenti. Ben venga, quindi, quest’improvviso emergere a galla di tensioni sopite, già note, forse, per qualche addetto ai lavori, ma completamente mimetizzate dietro il paravento del leader indiscusso. Troppa grazia, però! Alla luce degli ultimi fatti, le stilettate ed i colpi di fioretto sono all’ordine del giorno e finalmente riusciamo a distinguere posizioni differenziate che arricchiscono il dibattito politico. L’auspicato dialogo interno si colora di sfumature persino più marcate rispetto ai contrasti e divisioni presenti nella sinistra ed era inevitabile l’assunzione di posizioni così contrastanti nell’imminenza dell’oggettivo ridimensionamento del potere dell’On. Berlusconi, che nonostante il catastrofico sconquasso che si è abbattuto sulla sua esistenza, probabilmente conserverà il suo potere carismatico anche sugli insofferenti che hanno messo in seria discussione l’unanimismo decisionale cui dovevano necessariamente sottostare. Il contrasto tra le parti è apparso tanto più evidente in quanto scaturito da una esplosione improvvisa, maturata nel tempo ma concretizzatasi in un momento topico che riguardava la sopravvivenza del governo di larghe intese. Alla luce delle ultime vicende, la frattura appare inevitabile, eppure non so se sia un auspicio o un inevitabile equivoco, alla fine il tutto finirà in una bolla di sapone. Come Lei ha più volte ribadito, la divisione sarebbe una catastrofe per i moderati, ed io aggiungo, un regalo servito su un piatto d’argento nelle mani di Grillo, che tende a sinistra ma mangia a destra e sarebbe l’unico beneficiario di questa cesura, attesa la nota indipendenza del popolo di destra nell’esprimere il voto, libero da ogni disciplina di partito. Penso che l’elettorato pretenda l’unità e non comprenda fino in fondo questa divisione. Adesso è necessario, dopo le fragorose dichiarazioni, ricomporre il giocattolo che si è rotto, e rinunciare alle posizioni di estremismo che connotano l’una e l’altra parte, per arrivare ad una sintesi, ciascuno nel rispetto delle idee dell’altro. A parte le ragioni politiche, incombono ragioni obbiettive: gli uni hanno bisogno degli altri perché mentre quelli che si dichiarano stretti difensori di Silvio Berlusconi, adesso si sentono forti perché avviluppati nel manto protettivo del leader, senza il suo appoggio sono destinati a scomparire; gli altri perderebbero da subito l’appoggio di Berlusconi e pur rappresentando il futuro contro la conservazione, non avrebbero la spinta necessaria per emergere. Si comprendono, pertanto, gli sforzi del Cavaliere di evitare tutto ciò ed aspettiamo con curiosità l’evolversi degli avvenimenti. Antonio Mirabile

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