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Molise: terra di conquista?

Egregio Direttore, In tempi di crisi al danno si unisce la beffa. Il Molise è divenuto, da alcuni anni a questa parte, una vera e propria terra di conquista da parte di imprenditori del Nord Italia. La cosa ci lascia delusi, perché lo spirito di intraprendenza e di fattività del Nord, che non potrebbe che fare bene al nostro territorio, lascia il posto alla volontà di sfruttamento da parte di gente spregiudicata, che pensa di aver trovato l'allocco di turno il quale, in buona fede e con la volontà di risollevare le sorti della propria regione, decide di dargli piena fiducia. Non potremo mai dimenticare un'assemblea d'istituto tenutasi a metà degli anni '90 presso il Liceo Classico di Campobasso che allora frequentavamo, nella quale il nuovo amministratore delegato della Arena di Bojano, proveniente dal Veneto, tesseva le lodi del sito e dell'intera regione, presentando programmi ambiziosi di crescita. Bene, a soli tre mesi di distanza, apprendemmo dal telegiornale che il genio dell'imprenditoria se n'era andato. Al di là del colore politico che ognuno di noi può avere, sarebbe disonesto negare che la precedente amministrazione regionale molisana abbia dato ampia libertà d'azione ed emolumenti al lombardo Bianchi, amministratore delegato dell'ITTIERRE di Pettoranello del Molise (IS), fiore all'occhiello dell'alta moda. Non vogliamo tediare nessuno circa la storia dell'azienda, anche perché è purtroppo assurta alle cronache nazionali proprio per il modo in cui Bianchi l'ha gestita. Quello che vogliamo sottolineare è la scarsa considerazione che molta gente del Nord ha delle capacità e potenzialità di noi, gente del Sud. Vogliamo altresì rimarcare che la malafede di questi imprenditori è testimoniata dal fatto che di impedimenti strutturali, quali ad esempio la criminalità organizzata, non esistono sul territorio molisano, pertanto ci chiediamo cosa può spingerli a mandare in rovina un'azienda. E che dire del recente progetto "Gran Manze" della Granarolo nel territorio di Larino (CB) e limitrofi? Vogliamo parlarne? Parliamone. La nota azienda emiliana vorrebbe insediare 12.000 manze, assicurando che: non ci sarebbe impatto ambientale perché non ci sarebbe cementificazione, non ci saranno situazioni fastidiose legate ai cattivi odori per chi vive nella zona perché hanno persino studiato la direzione del vento. “Abbiamo scelto il Molise, ha dichiarato il presidente, Gianpiero Calzolari, perché qui ci sono le condizioni climatiche ottimali per far crescere gli animali. Qualcuno ci dice: perché non ve lo fate in Emilia Romagna? Rispondiamo in modo molto semplice: perché da noi c’è la nebbia ed è questo un tipo di clima che aumenta i problemi”. E noi rispondiamo al presidente che è vero, in Emilia Romagna la nebbia c’è, ed è anche piuttosto fitta e si chiama “Delibera di Giunta Regionale Emilia Romagna n. 1090/20123? . Una delibera che ci porta a conoscenza che l’Emilia Romagna ha investito in un progetto per il monitoraggio degli inquinanti provenienti dalle attività agricole e zootecniche al fine di ridurne l’impatto sull’ambiente “che l’obiettivo del progetto è la riduzione delle emissioni dei cosiddetti “gas effetto serra” (GHG) prodotti dal sistema agricolo, sia vegetale che zootecnico, dell’Emilia-Romagna, ed in particolare di metano (CH4), protossido di azoto (N2O) e anidride carbonica (CO2), responsabili almeno in parte dell’alterazione del clima, attraverso la Prot. n.2/2013 Termoli 15/11/2013 definizione di Buone Pratiche, definite secondo le regole dell’LCA (Life Cycle Assessment), per la coltivazione e per l’allevamento; – che tali Buone Pratiche si prefiggono di consentire alle imprese che le utilizzeranno di coniugare produzioni di alta qualità con la sostenibilità ambientale e la maggior tutela della salute di consumatori e produttori”. Il Molise potrebbe avere tanti fiori all'occhiello, e non lo diciamo per campanilismo, vi invitiamo a venire per rendervene conto. Le aree maggiormente significative sono: l'isernino con l'Ittierre e i tartufi pregiati dell'alta montagna, la piana di Larino e di Rotello con gli uliveti, la zona di Trivento con le coltivazioni del farro e dei cereali, la zona di Termoli con le risorse del mare, il collegamento con le isole Tremiti, lo Zuccherificio e la Fiat, la zona di Pozzilli con lo sviluppo delle scienze neurologiche. Noi non ci sentiamo secondi a nessuno, vorremmo dirlo sia ai signori imprenditori che vengono nella nostra terra, sia ai mass media che sbagliano persino a localizzare i capoluoghi di provincia o i centri maggiori, sia ai governanti nazionali, che bocciano spesso le richieste di finanziamento fatte dai nostri politici locali per lo sviluppo della regione, dando spazio sempre ai soliti noti, ossia alle solite regioni ricche, sia agli stessi governanti regionali, che devono avere più coraggio nel rivendicare i diritti dei molisani in sede nazionale, e bene ha fatto il Presidente Frattura nel dire che l'amministratore delegato di Trenitalia fa bene a dimettersi se continua ad ignorare le istanze di rinnovamento della rete ferroviaria nella nostra regione. Siamo piccoli, ma con grandi risorse. Se vuoi, ingenui nel dare fiducia a chi crediamo che possa insegnarci tanto per poi camminare con le nostre gambe. Di certo ci siamo stancati di essere gabbati, e di fare la valigia per andare a cercare fortuna altrove. Chissà se qualcuno avrà mai il coraggio di dare voce alla nostra protesta! Cordialmente Annamaria e Michele Palmieri Mara Iapoce Donatella e Dario Autieri

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