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Rappresentanza sindacale: una grande sconosciuta

Egregio Signor Direttore, Fra le tante lettere che riceve, ci auguriamo che questa arrivi quanto meno sulla Sua scrivania, e saremmo degli utopisti se sperassimo in un Suo riscontro, anche se ci contiamo, perché altrimenti ci chiediamo a cosa serva creare un filo diretto con i lettori tramite le e-mail. Un problema da voi operatori dei media messo nel cassetto è quello relativo alla forza contrattuale dei lavoratori, e di conseguenza alla forza dei sindacati. Sfatiamo subito un mito nel dire che il rispetto dei diritti dei lavoratori non è legato ad alcuna ideologia politica, è solo ed esclusivamente un segno di Civiltà e di Progresso! Sfatiamo anche un altro mito nel dire che è sbagliatissimo associare la parola sindacato alla parola classe operaia. Detto ciò, vorremmo sperare che concorderà con noi nell'affermare che i sindacati si sono svuotati di potere e pregnanza nel corso degli anni, e nessun governo-governante ha avuto l'interesse e la volontà di emanare una legge che renda obbligatoria la rappresentanza sindacale nelle aziende e negli enti, tanto del settore pubblico quanto del privato. Ripetendo frasi senza costrutto e per scimmiottare un'idea che ha cominciato a prendere piede in molti politici e sedi istituzionali, non solo questi ultimi ma anche molti cittadini privati hanno cominciato a pensare che i sindacati hanno impedito tante riforme con il loro oltranzismo e la loro difesa dei posti di lavoro a tutti i costi. In realtà, nessuno di questi soggetti si è chiesto quanto effettivamente certi diritti, sanciti dai vari Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro per le singole categorie, siano stati rispettati. Un esempio: è vero che negli USA molte aziende possono licenziare "at will", di proprio pugno e senza tante tutele, ma è altrettanto vero che: 1. da loro il contesto lavorativo, nonostante la crisi, è di gran lunga più dinamico e più ricco di possibilità-alternative rispetto all'Italia; 2. in Italia un imprenditore può spostare la produzione dal modenese alla Polonia quasi indisturbatamente; 3. in Italia un'azienda può decidere di trasformare in ferie o permessi retribuiti le pochissime festività che cadono di sabato o domenica, anziché pagarle secondo il CCNL; 4. in Italia un'azienda può decidere di non pagare gli straordinari senza che nessuno controlli se i bilanci giustifichino una tale scelta; 5. in Italia un'azienda può decidere di andare in cassa integrazione o patto di solidarietà dopo un esame molto superficiale dei bilanci da parte degli enti preposti; 6. in Italia non si fa formazione sui diritti-doveri dei lavoratori nel momento in cui questi vengono assunti; 7. in Italia non si ritiene la Risorsa Umana in quanto tale, ma come terreno da sfruttare fino all'ultima zolla anziché valorizzare secondo i sani principi meritocratici; 8. in molte aziende italiane c'è una miopia imprenditoriale -legata ai sopra elencati fattori- che fa spavento, e che ha portato il nostro settore produttivo allo stato di decadenza attuale; 9. in Italia se ti iscrivi ad un sindacato, facendoti decurtare mensilmente l'iscrizione dalla busta paga, vieni visto come un pericolo pubblico dal tuo datore di lavoro; 11. in Italia un'azienda può decidere di non pagarti le trasferte senza che nessuno controlli; 11. in Italia i sindacati vengono visti come una minaccia piuttosto che come un elemento che può contribuire alla crescita di aziende ed enti, in un processo di dialogo costante, sull'esempio della Germania. Sembra che alcuni dei concetti sopra elencati siano troppo populisti, eppure sfidiamo chiunque a controbattere con dati alla mano, o a negare di aver vissuto sulla propria pelle anche uno solo di quegli episodi. Ci chiediamo allora di cosa si sta parlando quando si decide di trattare il tema Lavoro in sede mediatica e istituzionale. Ci chiediamo anche se abbiamo il diritto di criticare questo o quell'altro Paese per la facilità con cui licenzia o modifica i propri assetti industriali. Per noi il Lavoro è il veicolo, la strada maestra dell'essere cittadino con la C maiuscola, per tanti altri non abbiamo capito esattamente cosa sia. Grazie per la cortese attenzione. Distinti saluti Annamaria e Michele Palmieri

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