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Palermo Immondizia e traffico: gli alibi di una città incolta

egr direttore si segnala quanto segue: Di chi è la colpa dell'esclusione di Palermo dalla corsa per Capitale europea della cultura? Dei cittadini senza buon gusto. Non saremo cittadini di una capitale europea della cultura, facciamocene una ragione. E, sempre in tema di ragione, va detto che nessuno di noi ha mai avuto una ragionevole speranza di svettare nell’olimpo delle città più acculturate del vecchio continente. Perché cultura non significa solo leggere, scrivere, dipingere, scolpire, innovare, ma significa anche apprezzare chi legge, chi scrive, chi dipinge, chi scolpisce, chi innova. E significa soprattutto aiutare chi crea, circondarlo di attenzioni, dargli credito, farlo sentire profeta in patria. Ecco, questa esclusione di Palermo da una selezione così importante deve essere l’occasione per riflettere sui nostri difetti e sull’ipocrisia dei luoghi comuni. L’immondizia e il traffico non c’entrano un fico secco con il valore culturale di una comunità. Andate a scorrere l’elenco delle città che hanno ottenuto il riconoscimento, ci troverete Marsiglia, Salonicco, Atene… Diventare capitale di qualcosa significa fondamentalmente dimostrare di credere in qualcosa, innanzitutto in se stessi. Palermo allontana i suoi migliori artisti, intossica i suoi migliori cervelli, usa la scacciacani contro chi ha un cazzo di idea. E la colpa non è delle istituzioni, ma dell’ignoranza e della vacuità dei suoi cittadini che sputano invidia contro chi emerge, e che si eclissano quando c’è da prendersi una responsabilità (da anni cerco disperatamente uno che ammetta di aver votato per due volte consecutive Cammarata). La responsabilità è di quei palermitani che criticano tutto e tutti senza mai aver saputo o voluto discernere tra tutto e tutti. La dannazione di questa città è nella mancanza endemica di curiosità, nell’appiattimento del senso comune che porta a giudizi di massa senza un briciolo di autodeterminazione. Parole difficili? Ok, ve la dico in un altro modo, più sbrigativo e spero più efficace. Non si può pronunciare la parola cultura se non si ha buon gusto. E il buon gusto non si compra come un voto, non si ottiene come la stabilizzazione di un posto precario. Il buon gusto si crea con l’onestà e il culto del bello. E qui di bello c’è solo il cocco, d’estate. Dell’onestà non dico.

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