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SPENDING REVIEW? PRIMA LA DISMISSIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO!!!

Dal 1997 ad oggi, segnala l'Ufficio studi della Cgia, la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, è aumentata del 68,7%. In lieve flessione dal 2010 al 2012 e nuovamente in rialzo nel corrente anno. I Governi hanno continuato a far ricorso alla leva fiscale per far fronte agli impegni con l'Europa. Il debito intanto ha raggiunto e superato la cifra monstre di 2000 mld di euro. Il Rendiconto Generale dello Stato, che comprende il Bilancio e il Conto Patrimoniale dello Stato, mostra senza possibilità di equivoci che lo Stato continua ad essere, immotivatamente, titolare di attivi (immobili, partecipazioni) che se dismessi potrebbero permettere un abbattimento del debito di almeno 1/6. La riduzione dello stock del debito produrrebbe inoltre la riduzione della spesa per interessi (e il miglioramento di rating e spread). I cespiti dismessi verrebbero sicuramente valorizzati dal settore privato meglio dell'inefficiente gestione della mano pubblica, innescando un ciclo virtuoso di nuovi investimenti. La sola riduzione della spesa pubblica (spese intermedie, trasferimenti etc.), non accompagnata dal taglio del debito, accentuerebbe l'andamento recessivo dell'economia. Purtroppo, finora, Statalismo e Sciovinismo di ritorno, sostenuti da campanilismi e clientele varie, hanno frustrato qualsiasi tentativo di ridurre il perimetro dello Stato nell'economia del Paese. Poiché i vincoli europei obbligano l'Italia a ridurre il debito ad un ritmo di oltre 50 mldi di euro l'anno, in mancanza di un serio piano di dismissioni, l'alternativa, purtroppo, sarà nuovamente le mani nelle tasche dei cittadini -nuove tasse o altre patrimoniali. Immaginate quanti grandi patrimoni resteranno ad aspettare l'arrivo di megaprelievi all'interno dei nostri confini...

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