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IL LATINO E' BELLO, MA NON SOLO

Gentile Direttore, per estraniarmi momentaneamente dai problemi di questa nostra povera Italia in disfacimento ormai in balia di immigrati e criminali, mi sono appena riletto una delle cose più belle che la letteratura mondiale ci riservi, il carme 101 di Gaio Valerio Catullo, alias "presso la tomba del fratello" (quello che inizia "Multas per gentes et multa per aequora vectus, advenio has miseras, frater, ad inferias…"). E’ più forte di me: da perfetto profano, non riesco tuttavia a trattenermi dal fare, per così dire, un'analisi linguistica comparativa. Non è il mio mestiere: mi occupo infatti di medicina, essendo medico, e di cose classificate come scientifiche. Voglio però far partecipi gli eventuali lettori di questa lettera, compresi coloro che non hanno avuto la fortuna di studiare la lingua latina, del piacere estetico che questa lingua è in grado di suscitare. E non solo. E' una lingua che solletica e sollecita il neurone; è, per certi aspetti, difficile, ma accattivante, e ti ripaga dell'impegno che ci hai messo a studiarla. E' la lingua di chi per molti secoli ha fatto della propria civiltà il centro del mondo. La lingua italiana ne è figlia, ma, a mio modo di vedere, per molti aspetti ne è più una involuzione che una evoluzione. La costruzione della frase nella lingua italiana è rigida e legata alla posizione dei termini che la compongono, in latino si possono invece combinare gli stessi termini scambiandoli di posto senza che il senso della frase cambi in alcun modo. "La maestra loda l’alunna" in latino si può dire "magistra laudat discipulam", mantenendo così lo stesso ordine dei termini che in italiano, ma anche, indifferentemente "discipulam laudat magistra", con i termini invertiti, o anche "laudat discipulam magistra", "laudat magistra discipulam", "discipulam magistra laudat", "magistra discipulam laudat", secondo tutte le possibili combinazioni dei termini. "Magistram laudat discipula", in tutte le sue possibili sei combinazioni, significa invece: "l’alunna loda la maestra". Perché il latino può permettersi di essere un linguaggio, per così dire, "combinatorio"? Dove sta il "trucco"? Il "trucco" sta nell’uso delle desinenze. "Discipulam" ( o "magistram") è sempre complemento oggetto, a prescindere da dove si trovi nella frase, mentre "magistra" (o "discipula") è soggetto, a prescindere dalla posizione. E' una lingua "scientifica", che stimola e allena il neurone, è una palestra che abitua alla logica e all'ordine mentale. Per questo motivo ritengo che chi si avvia agli studi scientifici non debba assolutamente privarsene (cari ministri della pubblica istruzione riflettete su alcune evidenze ben documentate negli Stati Uniti e non solo, prima di cestinarla in modo superficiale e frettoloso come "lingua morta"). E' una matematica in forma di parole. Per quale motivo chi proviene dal liceo classico si trova a suo agio anche nell'ambito degli studi scientifici? Perché ha fatto palestra di logica, che serve, eccome, in qualsiasi contesto dello scibile umano. Gli eventuali lettori a questo punto mi perdonino, ma, alla luce di quanto appena riferito, vorrei analizzare la parte finale del carme di Catullo. "Heu miser indigne frater adempte mihi./ Nunc tamen interea haec prisco quae more parentium/ Tradita sunt tristi munere ad inferias,/ Accipe fraterno multum manantia fletu,/ Atque in perpetuum, frater, ave atque vale." "Ohimè infelice fratello ingiustamente strappatomi. /Ora tuttavia intanto accogli quelle cose che secondo l'antica consuetudine degli avi/ sono a te offerte in triste tributo come sacrificio funebre,/ accoglile grondanti assai di pianto fraterno,/ e per sempre, fratello, addio." Il solo verso in cui i singoli termini si trovino nello stesso ordine che nella traduzione italiana è l'ultimo, "atque in perpetuum, frater, ave atque vale." Negli altri versi le parole si intrecciano come in italiano non sarebbe mai possibile e l'effetto di questo intreccio è quello di generare una musicalità peculiare, che si percepisce nella lettura metrica e che conferisce un valore aggiunto al componimento poetico. Gentile Direttore e gentili lettori, che cosa volete che vi dica? L'italiano è una lingua bellissima. Il latino ancora di più. Con i più cordiali saluti.

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