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giustizia o legalità? Forse sarebbe meglio giustizia giusta

La vicenda dell’ormai ex Onorevole Silvio Berlusconi, come quella di chi firma la presente (assieme ad altre sei persone coinvolte direttamente con il sottoscritto) non è forse che la punta di un iceberg chiamato “giustizia”, a sua volta impregnato da un pernicioso quanto malriposto sentimento politico (che sarebbe meglio definire partigiano, non nel senso della Resistenza ma in quello dantesco di parte). Giustizia che definirei più propriamente come sistema o Legge, secondo la tradizionale accezione dei due secoli trascorsi, la quale – spesso e per tanti cittadini certamente meno esposti ai riflessi dei media di quanto non lo sia Lei – si trasforma in vera e propria persecuzione legale (solamente perché svolta all’interno di un sistema e a norma di Legge e non perché necessariamente giusta, da qui lo spunto per una riflessione tra quello che si intende per legalità e quello che – invece – significa Giustizia. Guarda caso un noto Partito italiano di “sinistra” parla, nel caso Berlusconi di rispetto della legalità e non di Giustizia). La crisi economica e la maggiore attenzione posta sulle conseguenze da questa causate, così come quando incombono guerre od altre “emergenze”, ha fatto passare in secondo se non in terzo piano il problema della Giustizia (voglio scriverla con la G maiuscola), facendoci dimenticare come sia non importante ma essenziale per la civile convivenza e lo sviluppo democratico della vita di una Nazione un tema tanto fondamentale. Non so se i lettori abbiano mai avuto occasione di conoscere il cosiddetto “Caso Von Bulov”, una vicenda accaduta negli Stati Uniti (dalla quale è stato tratto l’omonimo film) al cui centro si pone proprio il pensiero ed il dibattito sulla Giustizia. Vicenda che ha visto un principe del foro americano assumere la difesa dell’ex diplomatico tedesco, accusato di aver tentato di uccidere la ricchissima moglie ereditiera. Condannato in primo grado con un processo che ha dimostrato lacune e falle evidenziate dal noto avvocato che, in tal modo, ha potuto ottenere l’assoluzione in appello per il proprio assistito. Gli studenti dell’avvocato/professore ed altre persone obiettarono al professionista di aver preso le difese di un ricco mentre lui aveva, sino ad allora, assunto esclusivamente le difese dei condannati a morte di colore e comunque privi di ogni mezzo finanziario per permettersi anche una seppur minima decente difesa (dopo aver subito processi del tutto inadeguati). A quelle obiezioni l’avvocato ribadì che la Giustizia non è un bene a senso unico e ad effetto limitato ma è un principio fondamentale irrinunciabile per tutti i cittadini o gli abitanti di una Nazione civile e tutti, ma proprio tutti, hanno diritto alla migliore difesa. Il nostro Paese è famoso per aver dato i natali ai fratelli Beccaria, dei quali Cesare scrisse il primo moderno saggio sulla Giustizia, approfondendo con la ragione e con l’animo i diversi argomenti giuridici. Leggendo il capolavoro di Tolstoi “Guerra e Pace” non si possono non trovare i rimandi ed i parallelismi del pensiero sulla Giustizia fatti dal grande autore russo all’ombra dell’insegnamento di Cesare Beccaria. La Giustizia, come la Salute e l’Istruzione, deve essere un bene dispensabile a tutti in modo giusto, equo e privo di sfondi ideologizzanti che tanto richiamano vecchi schemi illiberali. Chiudo solamente precisando che anche lo scrivente, seppur non sia “un Berlusconi”, ha subito la sua quota di ingiustizia dalla giustizia e crede fermamente che non ci si debba e non si possa più tirare indietro di fronte a certo problemi.

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