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welfare aziendale

Welfare aziendale :"una realtà poco diffusa nel veneto" Il welfare aziendale è così oggi generalmente inteso come "l’insieme dei benefit e servizi forniti dall’azienda ai propri dipendenti al fine di migliorarne la vita privata e lavorativa, che vanno dal sostegno al reddito familiare, allo studio, e alla genitorialità, alla tutela della salute e fino a proposte per il tempo libero e agevolazioni di carattere familiare". Andando a schierarsi fra le fila di quelle iniziative che vanno a sostenere il welfare pubblico mobilitando ricchezza privata, il welfare aziendale entra nel più ampio dibattito che riguarda il "secondo welfare", ovvero un nuovo mix, caratterizzato dall’ingresso nell’arena del welfare di soggetti, privati, che possono, grazie al loro radicamento territoriale e in partnership con gli enti locali, contribuire a dare risposte a vecchi e nuovi bisogni, per arginare l’arretramento del welfare pubblico Oggi giorno le imprese trovano nella normativa fiscale il primo (e più importante) incentivo all’implementazione di pratiche a contenuto sociale, unitamente alla necessità di trovare nuove risposte per i bisogni della popolazione aziendale. Il welfare aziendale si configura, nella maggior parte dei casi, come fringe benefits che vengono messi a disposizione di categorie più o meno vaste di lavoratori e con modalità quantomeno variegate. Ad esempio: dando la possibilità di scegliere questi servizi tramite bacheche elettroniche, mettendo a disposizione un pacchetto "standard" di servizi in maniera incondizionata e uguale per tutti, prevedendo un "premio sociale" (ovvero un premio di produttività costituito da benefit a contenuto sociale) e il più "classico" premio di produttività. È opportuno sottolineare come al welfare aziendale siano riconducibili due ulteriori tipi di interventi: quelli legati alla previdenza e all’assistenza integrativa e/o complementare (riguardanti la "previdenza complementare" propriamente detta, disciplinata dal d.lgs. n. 252/2005; l’assistenza sanitaria integrativa, disciplinata dall’art. 9 del d.lgs. n. 502/1992 e dal d.m. 27 ottobre 2009; i c.d. "ammortizzatori sociali contrattuali", disciplinati dall’art. 2, comma 28, della l. n. 662/1996); In particolare, rientrano in questa seconda categoria tutti quegli strumenti giuridico-organizzativi volti a incrementare la flessibilità dell’organizzazione, allineando questa a quei bisogni relativi a una migliore conciliazione vita-lavoro. Il trattamento di tali fringe benefits in capo ai dipendenti è regolato dall’art. 51 del TUIR, mentre gli artt. 95 e 100 definiscono i limiti e le condizioni di deducibilità dei relativi costi in sede di determinazione del reddito d’impresa e il d.lgs. n. 446/1997 disciplina la loro deducibilità ai fini dell’Irap. In particolare, l’art. 51, comma 1, del TUIR prevede che «il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro», ovvero che qualsiasi utilità percepita da dipendente nel periodo d’imposta – più precisamente entro il 12 di gennaio del periodo d’imposta successivo (purché riferiti al precedente periodo), c.d. "principio di cassa allargato" – concorre a formare il suo reddito imponibile sempreché sussista una specifica relazione causale con il rapporto di lavoro. Tale principio (c.d. di onnicomprensività) comporta quindi la potenziale imponibilità di tutto ciò che il dipendente riceve in relazione al rapporto di lavoro, anche da parte di soggetti terzi (in virtù di accordi o convenzioni che questi ultimi abbiano stipulato con il datore di lavoro). Nella legge di stabilità nessun emendamento capace di stimolare la diffusione di tale pratica all’interno delle aziende,che associato ad un vero taglio del cuneo fiscale,ricordando che essi attendono di ricevere il fiscal drag se pure una legge del 1989, la numero 154, imporrebbe, ma che dal 22002viene inevasa a spese dei lavoratori ,che in questo momento di crisi aumenterebbe il loro potere d’acquisto Bragatto Gianluca

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