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"IL GRIDO DI DOLORE"

“Il grido di dolore”, più forte di quello immaginario, con il quale Vittorio Emanuele II ricordò nel suo discorso la situazione italica, il 1° gennaio 1859, per dare il via alla nostra unità, almeno per me diventerà un tuono monsonico in favore dei nostri “Marò”. Il suo quotidiano, anzi il nostro giornale e pochi altri, deve farsi promotore di una giornata di lotta, non sindacale, non nazionale ma mondiale in favore dei due nostri marinai illegalmente detenuti, perché il nostro governo, i nostri amministratori, i nostri politici, in altre parole tutti i nostri “eletti”, che in passato avevo definito degli incapaci dal peso specifico di poco superiore a quello della paglia secca, oltre che guidati da Letta. Uomo incapace avallato da altri peggiori di lui: Boldrini e Grasso ma sostenuti da un uomo senz’altro più esperto e rappresentativo di loro ma poco patriota, perché legato da sempre al partito comunista Nel frattempo mi sono accorto di avere sbagliato, il loro peso specifico è addirittura inferiore a quello della paglia secca. Tanto per fare dei nomi chiari e inequivocabili, punto il dito, non certo minaccioso perché sono democratico ma per additarli, contro il nostro digiunatore in s.p.e. la nostra amica degli animali, che li ritiene più meritevoli di noi poveri italiani, perché nel mese del Santo Natale, festa quasi mondiale, gli italiani di buona volontà, ancora moltissimi, insieme alle autorità civili e militari, abbiano il coraggio di intraprendere una marcia silenziosa, alla Ghandi, per risvegliare l’opinione pubblica mondiale. L’Italia non ha scheletri negli armadi come la Germania: “Il Lavoro rende liberi” ecc, anche se qualcuno, non certo di buona volontà tentò il contrario. Da millenni abbiamo dato al mondo prova della nostra cultura universale. Un mio caro amico, che rappresenta la Marina Militare, che come il sottoscritto, mio figlio e moltissimi altri, ha a cuore la sorte dei due nostri sottufficiali del San Marco, che l’India, ripeto, detiene illegalmente nel suo territorio. Noi desideriamo con il suo e nostro quotidiano, dare vita a una giornata mondiale in favore della loro liberazione. In un primo tempo si era pensato all’aiuto dei nostri eletti ma vivendo quello che succede quasi quotidianamente abbiamo pensato di cambiare per non peggiorare la loro detenzione. Mi viene spesso, anzi troppo spesso alla memoria quell’elevato pensiero di Timoteo espresso nella sua seconda lettera: “Bonum certamen certavi, cursus consumavi, fidem servavi”, che mi permetto di tradurre malamente, “Ho combattuto lealmente la mia battaglia e ho terminato la mia corsa conservando la fede” pensiero che oggi, per quello che succede quotidianamente, non so come fare a “certavi”, ma soprattutto a “fidem servavi”. L’India, questa grande nazione, della quale ho appena ricordato l’artefice della sua indipendenza, punita duramente con trecento anni di colonialismo inglese, ha avuto la fortuna di essere illuminata da Budda, giovane principe disilluso dalla sua facile vita, che secondo la tradizione, quando raggiunse i 29 anni, fece varie esperienze di vita incontrando il mondo esterno, noti come i " Quattro segni ", incontri gli rivelarono che la vita comporta gioie, malattie e la morte che è la fine di tutte le sofferenze umane ci porta ad una nuova vita e molte altre spiritualità, addirittura cinquecento anni prima di Gesù. Come può non capire che da oltre due anni detiene illegalmente due “soldati”, che hanno solo rispettato gli ordini ricevuti, mentre il vero responsabile, secondo la nostra vetusta costituzione, è il nostro capo supremo, quel presidente non eletto dal popolo, che è anche capo delle Forze Armate, pur se non siamo in guerra? Se fossero stati sequestrati due marinai francesi, inglesi o statunitensi, si sarebbe senz’altro mobilitata non solo la stampa internazionale, mentre per noi, soprattutto l’Europa “nazista”, tace. E forse hanno ragione, perché anche se in netta minoranza, tra noi c’è ancora qualcuno che gioisce per i nostri prigionieri, come quelli che osannarono e riconoscono ancora come atto eroico il lancio di quella bomba che costò la vita ai Martiri delle Fosse Ardeatine, senza dimenticare quelli che videro un martire in Giuliani, quel delinquente che tentò di assassinare un giovane carabiniere, senza dimenticare quei pochi che gridarono: “Una cento, mille Nassiria!”. Dove sono i nostri politici, quelli che come Pannella sono digiunatori in s.p.e. o, come la nostra Boldrini e Grasso, sono capaci di sostenere e far approvare quell’ottusa legge autolesionistica per proteggere l’immigrazione clandestina. E il nostro grande anzi grandissimo Papa? Non L’ho sentito, almeno pubblicamente, spendere una parola in favore dei nostri “Marò” Il Santo Natale è vicino: mobilitiamoci e mobilitiamo il mondo per ricordare all’India, la Patria di Ghandi, che reagimmo diversamente quando loro subirono la colonizzazione inglese. Cordialmente.

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