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USCIRE DALL'EURO A GAMBE LEVATE

La priorità per il Paese non è la legge elettorale (che può essere facilmente modificata introducendo una soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza, soglia che ora assurdamente manca), ma l’uscita dalla trappola che da soli ci siamo costruiti aderendo all’Europa dell’euro. Illustri economisti del tutto privi di conflitti di interesse ci hanno spiegato perché i risultati ottenuti sono quelli che conosciamo. Questi risultati erano stati previsti dalle teorie economiche ufficiali ancor prima dell’entrata nell’euro (Giorgio La Malfa: “L’Europa legata: i rischi dell’euro”, ed. Rizzoli, 2000). Già 13 anni fa nel suo libro La Malfa aveva anticipato l’attuale crisi dei debiti sovrani e dell’euro. Fatta la diagnosi, occorre intraprendere la terapia: uscire dall’euro. Rinegoziare l’euro può essere utile, ma non risolutivo. L’unica terapia razionale e che a priori può essere individuata come efficace è l’abbandono dell’euro e il ritorno alla moneta nazionale, con la possibilità di ritornare a una politica monetaria autonoma, che ha consentito all’Italia sviluppo economico e posti di lavoro. Il governo Letta è lo zerbino della Merkel e degli euroburocrati: non farà mai niente del genere e consegnerà l’Italia alla depressione più nera che la sua storia ricordi. Con i più cordiali saluti.

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