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Tragicommedia all'italiana

ICI, IMU, TARSI, TARES, TASI, TRISE, IUC: non manca la creatività ai nostri amministratori. Non ci fanno mancare nulla: sigle che cambiano vorticosamente, roboanti (e avventurosi) editti di abolizioni di imposte, ritorni frettolosi sui propri passi come nel caso dell’IMU, riforme e controriforme nella giungla delle patrimoniali, formule da matematici puri per il calcolo del residuo IMU, imposta che pare avere più vite del proverbiale felino e tende all’autoconservazione come se fosse un organismo biologico. Per non citare la geografia italiana a macchia di leopardo per capire dove essa persiste a livello endemico. Fin qui più tragedia che commedia. Salvo pensare, in un istante di sfinita annichilazione, che in qualche Ministero, a un certo piano, lungo un certo corridoio, in una certa stanza, lì siede il nostro eroe, il nostro milite ignoto del terzo millennio pagato con gli stessi proventi dell’imposta che tiene a battesimo. Vogliamo pensarlo come un singolo per licenza poetica, ma non è escluso che in realtà sia un vero e proprio staff ministeriale: costui, o costoro, è costretto a pensare senza sosta e creativamente ai nuovi nomi da affibbiare alle patrimoniali. Poveraccio, fino a poco tempo fa, una volta che il titanico sforzo era fatto, il nostro poteva ambire all’agognato riposo. Ora, come si suol dire in modo tautologico, nulla è più come una volta... Sono capaci di bruciarti la produzione di giorni di dibattiti e dure riflessioni nel breve volgere di una notte. Poco male che la scelta del termine TASI non sia stata molto felice: in veneto ci sono andati a nozze con il “tasi e paga”, un mero incidente di percorso. Almeno era fatta, pronta, proposta, presentata, diffusa, accettata, digerita e archiviata e soprattutto incompresa. Ahinoi tutto da rifare. Ed ecco la IUC, Imposta Unica Comunale… attenzione non Imposta Comunale Unica. C’era voluto un po’ per rendersene conto, ICU sapeva troppo di ICI, sembrava una minestra riscaldata e qualche italiano se la sarebbe pure presa a male. Tuttavia, per quest’anno (incrociamo le dita) forse ci siamo, si può pensare al Natale. E comunque ancora esiste l’asso nella manica, il nostro alto dirigente se lo tiene ben stretto: l’introduzione dell’aggettivo “nuovo” o “nuova” nell’acronimo: NICI, Nuova Imposta Comunale sugli Immobili, NIMU, Nuova Imposta Municipale Unica, NIUC etc. etc. Ci si può campare per altre due legislature, forse. Salvo che poi, dopo lunghe ed estenuanti discussioni, in un ripensamento dell’ultima ora, una volta escluse tutte le altre ormai inutilizzabili sigle, non ci scappi l’ Imposta Nuova Cumulativa Unica Locale. Ogni tragedia, signore e signori, non può, nel paese di Goldoni, Pirandello e De Filippo, che terminare con un sorriso. Molti di noi, inermi contribuenti senza voce e protagonisti involontari del dramma, borbotterebbero con rassegnazione: finalmente per una volta questi politici parlano chiaro!

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