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Aspettando il Natale fra crisi e preoccupazione.

Se non fosse per la crisi, a guastar la festa, verrebbe da dire: - Che bello, fra non molto è Natale! Prepararsi al giorno dell’Avvento con la mente rivolta all’incertezza per il futuro non è molto confortante specialmente per chi in quel tempo non avrà nemmeno di che mangiare. A cosa serve celebrare il giorno della venuta del figlio di Dio sulla terra se l’uomo moderno, universale, indaffarato, prigioniero della necessità, è costretto a vivere come uno schiavo? Che senso ha il Natale in un paese di persone infelici, di persone che non ridono né sorridono, un paese senza spirito; dove non c’è umorismo, non c’è riso, ma soltanto collera e odio? Che significato avrebbe stringersi le mani nella notte della vigilia se durante tutto l’anno gli uomini s’ignorano macchinalmente? La gente corre indaffarata, non ha tempo, vive di ansie terribili, tese verso un fine che (alla fine) non è quello umano. Viviamo ormai in una nevrosi generale e in attesa di buttarci in qualsivoglia violenta passione. In momenti del genere bisognerebbe far entrare in ogni luogo la luce dello Spirito Santo, ma per l’uomo moderno è più facile perdersi nelle tenebre che superare l’orgoglio. Per spiriti così disposti, ogni Natale passa inosservato mentre la crisi deciderà per gli altri. 07/12/2013 Alberto De Luca

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