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LA GERMANIA, QUELLA SCONOSCIUTA.

Ascolto spesso e malvolentieri le nuove generazioni, quando idealizzano la Germania, dimostrando di non conoscere la storia, non solo quella recente. Idealizzare la Germania significa, almeno per me, avere dimenticato la storia, è un po’ come pronunciare Wagner con la “gn” dolce di pugno L’ho sentito a Milano in metropolitana, da una persona che rispondeva alla domanda: che fermata é? Non si può equivocare sul passato, si rischia di continuare a credere che Via Rasella fosse veramente un atto di guerra, anzi di coraggio, che il tesoro di Dongo non sia mai esistito, anzi che fosse una fantasia di avversari politici, ecc. ecc.. In questo momento impazza la figura di Mandela, l’uomo che riuscì a liberare dalla schiavitù non solo materiale ma anche morale, la sua Patria, ex boera, ex inglese. Tuttavia, vi riuscì con la violenza e la morte, come del resto il binomio Lenin/Stalin, con la loro rivoluzione d’ottobre, che svuotò la Russia anche del buono che c’era, facendola precipitare indietro di un secolo. Il vero eroe dell’indipendenza fu Gandhi che, con tutto il rispetto di chi la pensa diversamente, non si può e non si deve accostare, anche per un superficiale paragone, a Mandela. Ergo, la Germania non può essere idealizzata, come del resto il fascismo, che nel suo breve percorso, nel suo sviluppo, compì il grave errore, da sottolineare in blu, che lo fece precipitare: l’alleanza con la Germania nazista, quella de’, “Il lavoro rende liberi”. Ricordo quello che non condivido sulla forza e sull’efficienza della macchina bellica tedesca, che, subito dopo la fine della 1° guerra mondiale, mentre l’Europa si trastullava sulla validità del comunismo, subito dopo l’ascesa di Hitler alla Cancelleria, la Germania si riarmò, tra l’indifferenza generale e senza che le grandi plutocrazie intervenissero, per conquistare e sottomettere il mondo, dimenticando un antico proverbio: “Non svegliare il can che dorme”, l’America, che già contribuì alla sua sconfitta nel primo conflitto mondiale. Concludo con un pensiero cristiano: l’uomo del secolo scorso, più che da premio Nobel, per me fu Gandhi, che non mi pare abbia tratto vantaggi economici dal suo impegno civile, non certo come Mandela, Stalin, Mao e il nostro presidente Napolitano che ci costa più della regina Elisabetta II. Pensando a Gandhi e all’India, non si capisce come una nazione con un grande patrimonio storico, culturale e religioso, possa con i nostri "Marò” avere dimenticato tutto. Vergogna. Cordialmente.

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