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LA SCOMPARSA DEI COLBACCHI

Egregio Direttore, il trionfo di Renzi, a mio avviso, rappresenta un passaggio importante nella storia d’Italia, un rinnovamento che assume i caratteri di una rivoluzione bianca che è riuscita ad intercettare ed interpretare un’esigenza ormai scritta nella storia. La scomparsa dei colbacchi è la cifra che contraddistingue il nuovo corso della politica del Partito Democratico. Nella sostanza, potrebbe sembrare un fisiologico ricambio generazionale, ma è qualcosa di più. Renzi è andato oltre l’Ulivo, riunendo i cespugli in una prateria, e ciò non nasce dal nulla perché ritengo che l’humus di questa precedente esperienza costituisca la base di partenza di un percorso concretizzatosi l’8 Dicembre 2013. La travagliata vicenda del PCI, con l’avvicendarsi di sigle e segretari, subisce un arresto, e, con il rispetto dovuto alla storia e agli uomini di questo partito, bisogna riconoscere che le incrostazioni e i metodi di una ideologia superata ancora presenti, hanno impedito il compiersi di quel cambiamento per la costruzione di una sinistra moderna e di ispirazione europea. Ma Renzi ha fatto di più: ha sconfitto il dualismo destra-sinistra, molto forte in Italia, riuscendo a coltivare i semi del nuovo partito anche nel campo avverso. Il raffinato eloquio di Cuperlo non è riuscito a sintonizzarsi con le esigenze della gente e, come ultima chance, è caduto quel modello tipico della vecchia sinistra, costituito da intellettuali di grande fascino, destinati a guida della massa operaia. Nemmeno Bersani, più vicino alla gente, è riuscito ad amalgamare le varie anime del partito, mentre è esemplare la scelta di Renzi nell’ultima Leopolda, con il manifesto ripudio dei simboli, l’azzeramento di ogni contatto col passato, a testimonianza della palingenesi del partito, ponendo le basi per il nuovo corso aperto all’esterno, al fine di scardinare quei meccanismi che contrastavano l’ingresso di nuove forze. Nonostante lo sfaldamento delle ideologie, ancora forte era la presenza dei vecchi apparati che allontanavano i moderati di sinistra da un inserimento graduale e convinto nel partito. Il merito di tutto questo va indubitabilmente ascritto a Matteo Renzi, ma qualche puntino di merito lo può rivendicare persino Prodi, il cui endorsement non dichiarato costituisce una perfida vendetta nei confronti dell’apparato, con sottesa autocandidatura alla Presidenza della Repubblica. Antonio Mirabile

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