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Una Torpedo blu davanti a quel ristorante...

Suo padre ci andava spesso, i figli tornano…e chiedono lo stesso tavolo. Poi, il “giullare” per eccellenza: Robertoooo, gridava Sophia. Lo scompiglio è garantito ma, per una volta, è di quelli autentici, sani. Ancora una volta in onore dello spirito. Le generazioni si susseguono, Arte, Politica, Industria…un teatro nel teatro, il Teatro della vita che qualcuno si ostina ancora a chiamare “ Vecchia Pirri - antica Osteria”. Ci sono luoghi in una città che vengono accarezzati dalla magia. Lei si chiama Carla e lui Raoul. Si ode il nitrito di un cavallo, il suono squillante di un fabbro mentre batte un ferro…una carrozza che cambia i suoi animali affaticati da un lungo viaggio, nascosti da una nebbia leggera che gioca, civettuola, con la luna. Poi altri cavalli…altro genere, non animali. Sono quelli di un motore che sul nudo banco viene messo a dura prova, fino a urlare come un “do di petto” che solo Pavarotti sapeva far uscire da quell’anima rimasta candida da un’antica farina. Quel motore deve “cantare” bene, quello coi cilindri, Ferrari non ama perdere. Anzi, capisce che è ora di rifugiarsi tra quelle mura non tanto lontane, pochi metri, dalla sua officina. Quando il Tempo si trasforma in un lungo ricordo, ecco che si trasforma in Storia. Anche lo Storchi è a pochi metri e i “teatranti”, spesso, dopo aver lasciato l’amato palco, si rifugiano in quell’oasi dello spirito che attraversa il corpo, laddove con l'anima imparano a saziarsi di arte vera con una sottile complicità che, per una volta, tende al bene dell’essere e non dell'apparire. “Carla, tienimi lontano dalle donne, ti prego”…sussurra Alessandro Gassman in cerca di una sigaretta da fumare, nascosto da un remoto albero. “Questa, cara amica, è l’ultima volta che ti vedo, che ti posso parlare, abbracciare”. L’uomo, quell’Artista, dopo poche ore da quel saluto va via per sempre. Qualcuno giura di averlo visto andarsene con la sua “Torpedo blu”, non prima di aver disegnato col fumo del suo motore un grande cuore dedicato a Carla. Non so perché lei mi abbia parlato, so che i suoi occhi sono diventati lucidi, avvolti da una leggera nebbia, la stessa che una volta, tanti anni fa, giocava civettuola con la luna. È bello osservare qualcuno che ama davvero quello che fa. E poco importa se sia un tortellino in brodo di gallina nostrana e manzo oppure una carezza. Al cuore, naturalmente.

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