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Batti il ferro finché caldo.

Batti il ferro finché caldo. Il giorno 8 dicembre non sono state celebrate le primarie per la nomina del segretario nazionale del PD ma ha avuto luogo un referendum per dare l’investitura ad un nuovo leader che ha dato vita ad un nuovo partito. La massiccia partecipazione degli italiani denota il bisogno di nuova politica che va oltre gli schemi usualmente proposti dalla classe politica e dirigente che da quella partecipazione è stata spazzata via. A Matteo Renzi tre milioni di elettori hanno assegnato il compito non di riformare il PD o di aggregare al PD altri partiti ma di dare vita ad un nuovo soggetto politico estraneo ad ideologismi di altri tempi. Il partito nato dall’azione di Renzi non è frutto di inglobamento o fusione con mantenimento delle caratteristiche di ciascun elemento costituente. Contrariamente a quanto avvenuto in passato, il partito che nasce è frutto di adesione non di gruppi, partiti, circoli ma di singoli cittadini che aderiscono ad una idea, ad un nuovo modo di fare politica, ad un nuovo approccio ai problemi, alla ricerca di un modo nuovo di affrontare e risolvere la crisi che attanaglia la società contemporanea. Da semplice osservatore mi permetto di ritenere che a questo punto ed in presenza di una tale investitura si dovrebbe procedere alla indizione di un tesseramento ex novo al partito nato l’8 dicembre e senza paure ancestrali andare al rinnovo del parlamento. Ove così non avvenisse relativamente al tesseramento ritorneremmo al tempo delle prime geniture, quando esistevano i legittimi ed i legittimati, quando si faceva distinzione fra comunisti e socialisti, fra socialisti e socialdemocratici, fra cattolici e marxisti, e chi più ne ha più ne metta. Nessuno nel nuovo partito di Renzi dovrà poter dire io sono più bianco del bianco o più puro del puro. Relativamente al rinnovo del Parlamento continueremmo a mantenere in essere una classe politica che gli elettori ritiene delegittimata; è necessario che si passi subito all’azione per governare governando e non proclamando,si proceda alla stesura della legge elettorale che garantisca tutte le parti e nessuna preoccupazione per il bipolarismo perché oggi è nato un polo a forte attrazione, domani forse un altro e fino a quando gli elettori sentiranno di essere effettivamente parte attiva non ci sarà spazio per piccole formazioni .Saranno gli elettori a garantire la governabilità votando i partiti in lizza come hanno fatto con i concorrenti in lizza per le primarie quando di fronte ai programmi ne hanno scelto uno con il 70 %. Se uno dei partiti che andranno in concorrenza per il Governo del Paese porrà all’attenzione degli elettori un programma valido e si manifesterà credibile niente vieta che possa ottenere anche in un sistema proporzionale la maggioranza sufficiente per governare e quale preoccupazione se un partito che ottenga una maggioranza relativa possa aggregarsi con qualche altro se ciò è permesso e ritenuto possibile nel sistema bipolare presentando cartelli prima delle votazioni?. Quale garanzia (il passato docet ) perché una coalizione pre elettorale regga dopo le elezioni ? Batti il ferro finché caldo, se si raffredda può darsi che i suonatori di pifferi prendano di nuovo ilsopravvento. 9 dicembre 2013, francesco amoroso,uomo qualunque.

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