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LA CULTURA DEGLI EQUIVOCI

A proposito di quel Carabiniere o di Agente di Polizia che si è tolto il casco di fronte al “coraggioso” dimostrante, penso che la stampa in generale abbia travisato quel gesto che io ritengo sia stato di sfida verso quei “valorosi”che manifestano col passamontagna. E’ stato un gesto di coraggio per dimostrare che, mentre i violenti hanno paura, lui no! Altre che scrivere quelle fantasie sulle istituzioni che ancora funzionano, quelle in uniforme: non sono e non saranno mai dalla parte dei violenti. Non confondiamo l’Italia con gli scarti, quelli che tirano il sasso e nascondono la mano. Possibile che il caso Preiti e l’intervento della Boldrini non abbiano insegnato qualcosa? Inoltre, dopo avere letto delle risposte date da alcuni giovani partecipanti, senz’altro laureati o professori, a un quiz su Hitler, che chiedeva, quando fu nominato cancelliere, mi viene spontanea una domanda: e pensare che la nostra scuola con “C” e non con “q”, alla fine della seconda guerra mondiale figurava ancora tra le prime in Europa, mentre dopo l’evoluzione sessantottina, in che tristi mani cadde? Come la giustizia, lo scrivo minuscolo, che ebbe come prima “guida” quel Togliatti che regalò l’Istria al kompagno Tito, anche la scuola per essere trasformata in squola, purtroppo, fu dominata dai sinistri, quelli che riscrissero la storia: “L’ultimo conflitto fu vinto dalla resistenza con l’aiuto degli alleati” ecc. Ergo, non dobbiamo lamentarci. E’ colpa nostra. Vergogna: rileggere i Sepolcri e La Canzone all’Italia. Per finire, Letta tenta ogni giorno di spiegarci quello che non ha ancora capito e non capirà mai. Cordialmente.

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