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In merito all’articolo “FINCHÉ NON LASCIAMO L’EURO AUMENTERANNO LE RIVOLTE” pubblicato da LIBERO

In merito all’articolo “FINCHÉ NON LASCIAMO L’EURO AUMENTERANNO LE RIVOLTE” di E. PREATONI pubblicato da LIBERO il 14.12.13 Non nascondo che la lettura dell’articolo di E. Preatoni apparso su Libero del 14.12.13 mi abbia disturbato. Di regola rispetto le opinioni degli altri anche quando non le condivido, ma nel caso mi appare che sia stato presentato solo l’aspetto “bello” e convincente di una uscita dell’Italia dall’Euro, senza minimamente ad accennare a quello “brutto” . Preatoni propone di lasciare l’Euro allo scopo di poter stampare moneta, producendo così una inflazione controllata entro il tetto del 10%, che ritiene accettabile ed idonea a risolvere il nostro attuale stato di crisi. Afferma che l’aumento dell’offerta di moneta e l’indebolimento del cambio spingerebbero i consumi interni e favorirebbero le esportazioni, mentre l’inflazione risolverebbe in pochissimi anni il problema del debito dello Stato. Questo è l’aspetto “bello e semplice” della proposta di Preatoni. Se quanto sopra fosse vero e se in merito alla stampa di moneta non ci fossero altre controindicazioni, mi verrebbe spontanea un’altra simile idea per risolvere subito uno dei problemi oggi sulle pagine di tutti i giornali. Perché non consentire anche ai “forconi”, che oggi occupano le nostre piazze, di stampare moneta? I piccoli imprenditori, che sono stati costretti a chiudere in quanto non riescono ad ottenere finanziamenti dalle banche, potrebbero riprendere la loro attività attraverso la stampa di moneta, producendo così una risalita del PIL. L’effetto prodotto dalla iniezione sul mercato della moneta da loro stampata sarebbe lo stesso di quello prodotto da analoga operazione dello Stato. Tutti sappiamo che la stampa di moneta da parte di un gruppo di persone, quale potrebbe essere l’associazione dei “forconi”, sarebbe un reato, in quanto costituirebbe un furto verso gli altri membri della collettività. Nella stessa condizione si trova oggi l’Italia che, quale stato membro della Unione Europea, non può stampare Euro, in quanto danneggerebbe gli altri stati membri della UE. Nasce da qui il suggerimento di Preatoni di lasciare l’Euro al fine che l’Italia possa tornare a stampare moneta, come si è sempre fatto fin dal medioevo, quando i nostri governanti, passati alla storia anche come “Magnifici”, senza confondersi troppo con la istituzione di tante tasse quante ne esistono oggi, coniando moneta si sono mantenuti ed hanno realizzato opere che ancora oggi sono il nostro orgoglio. Ovviamente, non bisogna dimenticare che erano tempi in cui la nostra economia era completamente isolata dal resto del mondo e non mi appare che oggi sia né auspicabile, né possibile che si possa rinunciare alla attuale libertà di mercato e tornare indietro ai tempi del medioevo. Quando viene stampata ed immessa nel mercato nuova moneta, sia che ciò sia fatto da uno Stato (che ne abbia il diritto), sia da falsari (che dovrebbero essere arrestati) l’effetto è sempre lo stesso: si ha svalutazione della moneta. Il mercato è soggetto, infatti, a leggi economiche (simili per certi aspetti al principio fisico di conservazione dell’energia) per cui dalla immissione di nuova moneta emerge un aumento dei prezzi (inflazione) funzione della quantità immessa. Sono, quindi, gli onesti consumatori che devono pagare attraverso l’aumento dei prezzi, quanto viene acquistato con la nuova moneta, che per il mercato è falsa in quanto non rappresenta il ricavo risultante dalla produzione di beni o servizi. Per conseguire in Italia una inflazione del 10% all’anno, occorre l’immissione di una quantità di moneta che da una grossolana stima, mi appare nell’ordine di 100 – 200 miliardi di Euro. Tale è quindi l’importo che i consumatori devono pagare esattamente come se lo Stato, invece di stampare moneta, avesse operato un aumento dell’IVA, con la differenza che la stampa di moneta è un’operazione molto più semplice e che non ammette possibilità di evasione. L’aspetto “brutto” di questo approccio economico che sembra attrarre Preatoni, non si limita al fatto che i lavoratori onesti debbano pagare attraverso l’aumento dei prezzi grosso modo lo stesso importo della moneta stampata ed usata per coprire le spese delle Stato. L’aspetto veramente ”brutto” sta nel fatto che con l’inflazione che ne consegue viene ridotto il valore reale dei risparmi e della retribuzione dei lavoratori. Di fatto, per l’analogia con il principio fisico di conservazione dell’energia, ciò avviene con un trasferimento ad altri della ricchezza reale che viene sottratta a lavoratori e risparmiatori. Può apparire “bello” il fatto che con l’inflazione si riduca automaticamente il debito dello Stato che nell’auspicio di Preatoni trasformato in valuta nazionale perderebbe almeno il 30-40% del valore. Ma ciò che è “brutto” è il fatto che si riduca in maniera perfettamente corrispondente il valore reale del credito di chi ha investito i suoi risparmi sui Titoli di Stato e tutti i risparmi monetari degli Italiani. Questo è il vero punto che deve essere spiegato chiaramente a tutti. Quando esiste un debito, esiste sempre anche un creditore, che ha concesso il prestito, ed un debitore, che si impegna a restituire quanto ha ricevuto. Con l’inflazione il valore reale del debito viene ridotto per cui il debitore ha un guadagno ed il creditore una perdita. L’ingenuo potrebbe pensare che i debitori siano povera gente che soffre la miseria e quindi ritenere l’effetto dell’inflazione bello sul piano morale. Nella realtà è esattamente il contrario, per ricevere un prestito bisogna poter dimostrare di essere “ricchi”. I grandi debitori sono lo Stato, le banche e la grande industria. I creditori sono i piccoli risparmiatori, che accumulano in banca i loro risparmi o magari comprano buoni del tesoro, allo scopo di potersi comprare qualche cosa di bello, come un’auto o un alloggio o pensando allo loro vecchiaia. Con l’inflazione (ad esempio del 10%) succede che i poveri risparmiatori trasferiscono il 10% dei loro risparmi ai ricchi “debitori”, cui hanno affidato i loro risparmi. Giusto per dare un’idea approssimata degli importi di cui si parla riporto dati riporto i risultati di miei conti da considerare rozzi ed approssimati in quanto non dispongo della necessaria informazione relativa all’indebitamento di banche e grandi industriali. Da una inflazione del 10% lo Stato ricaverebbe un abbattimento del suo debito in termini reali nell’ordine di 200 miliardi di Euro, le banche ed i grandi industriali congiuntamente un abbattimento che potrebbe essere nell’ordine di 400 miliardi. Nel complesso i grandi debitori (Stato, banche, grandi industrie) verrebbero ad acquisire un importo sottratto ai loro creditori, che potrebbe arrivare ai 600 miliardi. Inoltre ci sarebbe un altro grosso vantaggio per tutta la nostra industria, che vedrebbe il costo del lavoro abbattersi in termini reali del 10 %, ciò che potrebbe consentire una migliore competizione sui mercati internazionali. Bisogna quindi dire che i nostri risparmiatori non perdono solo 10% dei loro risparmi, ma hanno anche una riduzione del 10% del loro salario o pensione che percepiscono. Il concetto deve essere chiaro. Non si può creare ricchezza stampando moneta, ma si può eseguire un prelievo dalla ricchezza monetaria accumulata dai risparmiatori, che viene ripartito tra Stato, banche e grandi industrie, che potrebbe essere utilizzato vuoi per espandere il sistema industriale, vuoi per costruire cattedrali. In particolare tutto quanto sopra esposto potrebbe essere fatto senza uscire dall’Euro (che ci porterebbe molti ulteriori gravi danni), sempre che si sia perfettamente convinti di ciò che si intende fare e si abbia il coraggio e la faccia necessaria per esporre chiaramente ciò che si vuole fare. Per produrre gli stessi effetti economici, conseguenti alla inflazione auspicata (ad es. 10%), senza ricorrere alla stampa di nuova moneta, si può procedere ad un adeguato aumento dell’IVA prossimo al 10% ed alla introduzione di una nuova tassa che prelevi da tutti i crediti monetari una quota prossima al 10%. Quindi, per arrivare pienamente agli effetti attesi attraverso la stampa di nuova moneta, occorre ancora fare una legge che riduca del 10% tutti gli stipendi e le pensioni. Tutto il ricavo andrebbe allo Stato che dovrebbe ripartirlo con banche e grande industria, ma, ovviamente, di fronte ad una tanta abbondanza di denaro i Governanti potrebbero fare anche meglio dell’inflazione, ad esempio, pensando prima di tutto a distinguere le retribuzioni della Casta da quelle del popolo! I nostri Governanti, fino alla introduzione dell’Euro hanno sempre utilizzato la stampa di nuova moneta e la conseguente inflazione come normale mezzo di finanziamento, senza che il popolo abbia mai avuto la consapevolezza che non si trattava altro che di un “particolare sistema di tassazione” semplice e potente tanto da non consentire alcuna possibilità di evasione. Credo che se oggi si volesse conseguire lo stesso effetto con un normale e dichiarato sistema di tassazione approvato dal Parlamento, avremmo la rivoluzione. Oggi appare ben chiaro come l’attuale stato di crisi sia dovuto alla minore efficienza (senza voler parlare di maggiore corruzione) rispetto allo standard europeo delle nostre strutture pubbliche ed in qualche caso anche della grande industria e del sistema bancario. L’Italia per poter reggere la competizione del libero mercato europeo deve portarsi al livello di efficienza medio europeo, ciò che ci renderebbe tutti più liberi e felici. Non è sicuramente una cosa semplice, ma non è certamente tornando indietro, verso una economia chiusa e medioevale che si possa pensare di andare avanti. Francesco DONATI

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