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Il trippone rosso non esisteva

La notte di Natale era Gesù bambino con il suo asinello a portare i regali, non quel trippone rosso della Coca Cola. La renna era un cappotto per ricchi. Si cominciava con lo scartare le statuine di gesso imballate l’anno prima con il giornale. Appoggiavamo un tavolino contro il muro, appiccicando alla parete un foglio di carta blu tempestata di stelline d’oro. Il prato, dove sorgeva la capanna, era fatto con il muschio che scollavamo dai muri umidi, e le collinette erano fatte con scarti di carbone bruciato.?Guardavamo l’orologio a pendolo e quando scoccava la mezzanotte, Gesù bambino veniva deposto nella mangiatoia. Ultimo tocco, la stella cometa di carta stagnola. Poi tutti a messa. La mattina dopo, noi bambini ci svegliavamo all’alba per vedere i regali che Gesù ci aveva portato: il vagone di un trenino elettrico, alcuni pezzi del Meccano, un disco in vinile che veniva subito suonato sul grammofono con la puntina metallica. Suonava tutto il giorno e avrebbe continuato a farlo finché il fruscio avrebbero preso il posto alla musica. Poi il pranzo. Zii, nonni, cugini, mamme, papà, fratelli e sorelle. Trenta persone riunite attorno a un tavolo allungato per l’occasione con mezzi di fortuna. Ci rimpinzava fino all’inverosimile in onore del Salvatore sceso dal cielo. Era un’occasione unica, poiché per il resto dell’anno, da mangiare c’era molto poco. Ma quello era un giorno speciale.?Dopo pranzo giocavamo al Mercante in Fiera, a Monopoli, e altri giochi da bisca clandestina. Anno dopo anno però, la lieta brigata andava diminuendo di numero. Alcuni avevano cambiato città, altri si erano sposati e il Natale dovevano passarlo con la famiglia della moglie, altri erano andati direttamente da Gesù, finché non rimase più nessuna lieta brigata. Ognuno per conto suo. E così, piano piano, di quel giorno felice mi rimane solo il ricordo.

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