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Conti in ordine ?

Si sente spesso affermare, da ogni parte e da ogni governo, che abbiamo i “conti in ordine”, ma non si capisce bene cosa significhi, anche se negli ultimi anni avere i conti in ordine, per la classe politica, significhi rispettare il vincolo del 3% del deficit sul PIL, e soltanto quello, non tenendo in conto invece altri parametri anche essi significativi (ad esempio, ma non solo, il debito). Questa consuetudine nasce dal fatto che l’Italia è stata sottoposta per alcuni anni alla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. Nella prassi aziendale , invece, avere i conti in ordine significa tenere una regolare contabilità, mantenendo i criteri di competenza , accuratezza , ragionevolezza e trasparenza. Se applicassimo questa definizione al Bilancio dello Stato per giudicare se il Bilancio italiano ha o meno i “conti in ordine” dovremmo giudicare alcuni fatti emersi negli ultimi tempi: a) Da quale comportamento contabile dipende la mancanza di conoscenza da parte dello Stato e degli Enti Locali dei debiti pregressi della amministrazione pubblica? Ricordo che di fronte alla decisione di pagare i debiti pregressi ci si è dovuto appoggiare a delle stime e non a dati contabili, data la abitudine, almeno cosi è stato riportato, di alcune amministrazioni, di ritardare la contabilizzazione di crediti solo al momento della possibile liquidazione. Lo stesso commissario alla Spending Review Cottarelli ha parlato di 1 Miliardo di debiti per affitti dei ministeri non contabilizzati. Alla fine si è deciso di pagare debiti pregressi per 40 Miliardi (estensibili forse a 50) senza che nessuno abbia precisato quanto debito rimarrebbe dopo che si sarà completato tale pagamento ( ancora non avvenuto se non in parte, e senza contare che nel frattempo sarà passato quasi un anno e quindi lo Stato avrà comprato altri 140 Miliardi di forniture che , se non pagati ricostituirebbero il debito), b) Da quale comportamento contabile deriva la mancanza di trasparenza sul contenuto degli strumenti finanziari derivati nel Bilancio dello Stato e nei bilanci degli Enti Locali.Tali strumenti vanno conosciuti da chi esamina bilanci, insieme al loro costo, che normalmente viene pagato subito, e nei bilanci spalmato negli anni, come va conosciuto il loro rischio. c) E’ contabilmente corretto contabilizzare nel Bilancio dello Stato come anticipi, ossia come crediti nei confronti dell’ INPS, i pagamenti annuali all’ INPS per curarne il deficit dell’ anno derivante dalla differenza tra contributi versati nell’ anno e prestazioni previdenziali versate dall’ INPS stesso, tra cui i pagamenti delle pensioni sociali al minimo o delle pensioni sociali (o, forse, della cassa integrazione in deroga) in cui tali contributi non sono nè verranno mai versati in misura sufficiente. d) E’ contabilmente corretto contabilizzare a riduzione del deficit ( per non superare il 3%) gli anticipi di imposta dell’ anno 2014 Credo che una risposta corretta a tali problematiche ( che dovrebbe essere in capo al Ragioniere Generale dello Stato), chiarirebbe quanto i nostri conti possano considerarsi in ordine nella accezione generalmente adottato negli ambienti economici.

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