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Lettera al Presidente Napolitano

Caro Presidente, mi rivolgo a lei con l’affetto e la stima dovuta al suo ruolo ma con la consapevolezza che, essendo la nostra una Repubblica democratica, la libertà di espressione del dissenso non viene mai negata e, io aggiungo, dovrebbe essere praticata di più. Ho in iniziato la mia carriera di imprenditore che era ancora in vita mio Nonno, fondatore dell’azienda, e ricordo che una volta dopo una accesa discussione su questioni aziendali e dove i toni erano quelli che si usano in momenti simili lui mi disse: non devi parlarmi così perché sono tuo Nonno. Allora gli ricordai che lui era e rimaneva sempre mio Nonno ma nelle discussioni su argomenti che riguardavano gli affari avevamo pari dignità e quindi doveva lasciare che io esprimessi il mio parere nei modi correnti e lui, sbollita la rabbia, sorrise e mi disse: te ghè resun. E’ in questo spirito che ora le scrivo. Non so giudicare se il suo comportamento sia o no costituzionale ma sicuramente ha contribuito a ingessare il Paese dando alle persone quel segnale di impotenza che le porta a ribellarsi. Noi cittadini abbiamo una sola arma a disposizione e quella è il voto: se la ci si toglie siamo costretti o a subire come sotto certi regimi o, più dignitosamente, a reagire. Le cito alcuni episodi che mi hanno indotto scriverle. Inizio dai meno gravi ma molto importanti per la sua credibilità. Con il primo ritorno su un argomento già da me segnalatole: la sua presenza alla commemorazione di Gianni Agnelli dopo che lo stesso è risultato il più grande evasore dei nostri tempi, il secondo è la sua difesa del Ministro Cancellieri dove la mancanza di etica istituzionale era evidente, anche se non perseguibile penalmente, e che poi, con l’affare Telecom, ha dimostrato che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il terzo riguarda la sua decisione di non testimoniare al processo stato mafia adducendo la scusa che tutto quello che doveva dire l’aveva già detto: pensi che cosa succederebbe se anche noi cittadini dicessimo questo ogni volta che veniamo chiamati da un Giudice? Questi episodi mi hanno fatto pensare che anche lei, come i suoi colleghi politici, pensi che il comportarsi con “etica istituzionale” sia un optional. Invece molto più grave e la questione dei rimborsi elettorali. Dopo un referendum in cui noi cittadini abbiamo detto che non volevamo che si finanziassero i partiti politici con i soldi pubblici, gli stessi, in barba alla volontà popolare espressa con chiarezza e legittimità, hanno trovato il trucco e si sono spartiti ancora più soldi di prima. Lei in tutti questi anni era lì nei vari ruoli e come tutti gli altri ha fatto finta di niente. Quando è scoppiato lo scandalo e anche noi cittadini abbiamo saputo in chiaro cosa era successo e quanti soldi vi eravate spartiti mi sarei aspettato che il Capo dello Stato tenesse un discorso a reti unificate per chiedere scusa ai cittadini a nome suo e di tutta la classe politica e ne traesse le conclusioni…. Invece niente, ha permesso che tutto andasse avanti con il solito atteggiamento di quello che è arrivato da pochi minuti e vedrà come fare per rimediare per il futuro pensando che noi cittadini siamo degli sciocchi spettatori privi di memoria. Arrivo all’ultimo addebito al suo operato e cioè questa sua ostinazione a non farci andare a votare inventandosi il Governo Monti che, per chi conosceva Mario Monti, era scontato che si rivelasse inidoneo a risolvere i problemi del Paese in quanto non adatto a calarsi nella realtà visto che aveva nella sua composizione, a cominciare dal Primo Ministro, solo teorici dell’economia che difficilmente sanno come passare all’azione e così è stato. Poi, non contento di questo acclamato insuccesso, ha continuato con lo stesso modello delle larghe intese con il Governo Letta dando ai cittadini, esasperati dalla situazione economica oramai divenuta tragica, quello che dicevo, la sensazione di impotenza e, quindi, costringendoli a reazione che non sempre sono lineari. Finisco con un appello in vista di fine anno e del tradizionale discorso alla Nazione. Basterebbero solo poche parole: scusatemi per gli errori e addio. Così e solo così rimarrebbe alla storia come un grande statista che, forse ha sbagliato, ma che ha saputo ammettere l’errore quindi una grande lezione per i giovani. Vengo all’attualità odierna: pensi che grande figura farebbe Emilio Riva se, dopo gli errori commessi, dicesse che gli otto miliardi dissequestrati rimangono a disposizione della azienda, sempre sua, per le bonifiche necessarie e per il rilancio della stessa! Anche lui, come lei, lascerebbe un segno forte. Ci pensi Carlo Moretti nwuco.mi@gmail.com

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