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GLI ANNI TRISTI DELLA GUERRA.

Stamani, alzandomi come sempre di primo mattino, dopo avere scorso e ascoltato le solite esaltanti notizie: due quattordicenni sono state ieri ricoverate in coma etilico …, ho pensato che quegli anni furono molto più allegri di quelli attuali, come del resto i nostri Natali degli anni ’40, quando non si poteva riciclare perché quel poco che avevamo era già stato oggetto di riciclo. Esisteva la famiglia, non c’era bisogno di pubblicizzare adozioni a distanza, come quotidianamente ascolto oggi, non solo di bambini, perché è radical chic presentarsi con un figlio “esotico” e non preoccuparsi di quello che succede intorno a noi. E non è la prima volta che leggo di minorenni ricoverati in coma etilico: ma i loro genitori, senz’altro sessantottini, di cosa si occupano? Forse sono NOTAV o peggio sono tenuti in ostaggio in Congo, dove si erano recati per adottare un bambino nero? A parte tutto, noi eravamo ugualmente felici perché avevamo la speranza che la guerra finisse, mentre oggi, tra le stupidate quotidiane delle nostre arrembanti quote rosa, guidate dalla Boldrini, alla quale si è affiancata da poco anche la “sorprendente" Serracchiani, la donna che parla con la bocca chiusa. Siamo passati da Sodoma e Gomorra al permissivismo globale: ormai è tollerato tutto in nome della fratellanza, anche concedere vacanze premio ad assassini incalliti. Meno male che quel Putin, tanto criticato, ha avuto il coraggio di restare fuori dal coro. Mi piacerebbe conoscere il pensiero del presidente americano Obama, soprattutto nell’eventualità che uno dei suoi figli subisse attenzioni omosessuali. Non dico di vergognarsi per quel difettuccio ma, almeno, non rallegrarsi o peggio, esaltarli come la nostra società globalizzata. In Uganda hanno esagerato con la pena di morte ma celebrare quell’anormalità con la quale abbiamo convissuto da millenni, è proprio una boldrinata. La stampa in generale e le nostre guide, hanno idealizzato Mandela, personaggio senz’altro degno d’essere ricordato, dimenticando che, quasi un secolo fa, Ghandi ottenne lo stesso risultato ma senza violenza, in altre parole usando come arma la democrazia, in una delle nazioni più democratiche del mondo moderno.

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