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MENO LAUREATI, MA PIU' BRAVI (CON L'USMLE)

Gentile Direttore, in Italia molti laureati sono destinati a non trovare lavoro. Il solo modo per evitare che l'Università diventi sempre di più una fabbrica di disoccupati è quello di renderla più selettiva. Per avere carattere di equità, la selezione dovrebbe operare con gli stessi metodi su tutto il territorio nazionale: ciò sarebbe possibile se l'apprendimento venisse accertato in modo oggettivo con il sistema dell'USMLE statunitense. Nei limiti del possibile, le prove d'esame dovrebbero consistere in questionari (da utilizzare almeno come primo filtro) elaborati da apposite commissioni di esperti operanti a livello nazionale e il coefficiente di difficoltà dovrebbe essere lo stesso in tutte le sedi universitarie. Alle prove scritte dovrebbero seguire le prove orali, di livello necessariamente assai variabile e non valutabile secondo criteri univoci. Comunque, già la prima prova scritta servirebbe a rendere meno eterogeneo il sistema di valutazione. L'attuale sistema è, all'opposto, del tutto soggettivo e disomogeneo, ossia ingiusto. Questo sistema consentirebbe inoltre di evitare il numero chiuso (attualmente realizzato con criteri assai discutibili), perché la forte selezione connessa con tale tipo di accertamento serio e approfondito dell'apprendimento lo renderebbe superfluo. Perché non ispirarsi a questo sistema? Con i più cordiali saluti.

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