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Il Natale-pisciatoio firoentino

Firenze, 25 dicembre 2013 Ieri sera, dopo un pranzo natalizio passato a casa di parenti, mi dirigo a piedi verso il mio appartamento di Via Mogadiscio (già “Via Palazzuolo”) passando da Via della Scala. All’angolo con Via Dacca (già “Via dell’Albero”) noto un gentile signore bengalese di mezza età che orina sull’angolo, incurante del traffico e dei passanti. Osservo ancora una volta un esempio di espletamento di funzioni fisiologiche in sede stradale, fornitoci spesso da giovani americane diciottenni che dopo una notte brava (ma mica tanto) allo Space Electronic, insofferenti ai divieti proibizionistici di Madre America e volenterose di sgarrare alla regola, vomitano l’anima sui nostri marciapiedi, oppure di distinti signori peruviani che dopo la settima birra (in bottiglia grande) decidono che la loro vescica non ce la fa proprio più e allagano i nostri portoni. Francamente stufo dell’ennesimo atteggiamento così ‘impulsivo’ applaudo polemicamente il signore bengalese che con strafottenza e incuranza termina la sua funzione. Notando il suo totale menefreghismo, non riesco a non gridare e a dargli del ‘maiale’ dicendogli che si dovrebbe vergognare. Dall’altra parte del marciapiede mi accorgo che c’è un suo compare compatriota, il quale, a sua volta, mi manda (eufemisticamente) a quel paese, offendendosi perché io ho osato gridare al suo amico: la sua logica era quindi “tu non hai diritto di offendere il mio amico perché, poverino, a lui gli scappava tanto, e il maiale sei tu invece che osi protestare e ti devi dare pace se a noi disgraziati ci scappa per strada e ti pisciamo contro il tuo portone o sul tuo marciapiede”. Resto allibito dalla reazione dell’amico, ancora più di quella del primo bengalese che stava orinando, e soprattutto della totale noncuranza dei passanti, ma poi mi spiego presto il motivo: i passanti erano solo immigrati che percorrevano la loro ‘vasca’ preferita, ovvero Piazza Stazione, Via S.Caterina da Siena, Via Dacca, Via Mogadiscio e Via Lima (già Via Maso Finiguerra) e che trovavano forse normalissimo il gesto del bengalese, o anche se non lo trovavano normale, mai si sarebbero permessi di criticarlo. Mentre mi dirigo a casa, passa un’auto guidata da un romeno che mi dice “(è inutile che tu gli gridi) tanto lui non capisce”, al che gli replico che anche i maiali hanno le orecchie. Entro dentro casa, chiedendo umilmente il permesso a un gruppetto di magrebini alticci e non proprio rassicuranti, assembrati davanti al mio portone e all’ingresso del nuovo, elegantissimo Caffè Rossini (di proprietà turca e a gestione albanese) che mi guardano infastiditi. Salgo le scale e dentro di me auguro buon Natale ai vigili urbani (razza estinta nel Cenozoico), al Comitato (di quella che si chiamava) Via Palazzuolo, alla Caritas con il suo centro accoglienza in Via del Porcellana, senza dimenticare il nostro amatissimo sindaco, (la 's' minuscola non è un errore di battitura) sempre attento a demolizioni di vecchie discoteche, show televisivi, inaugurazioni di importantissime fontanelle, vernissage di negozi, organizzazione di mega-concerti di S.Silvestro e forse un tantino meno a fatti concreti come al decoro della sua città e alla civile sopravvivenza dei pochi fiorentini che ormai abitano il centro storico. Daniele Castelnuovo-Tedesco

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