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HANNO PERSO LA TREBISONDA.

Premesso, che quella schiera d’incapaci che ci guida, Boldrini e Cancellieri in testa, ha perso la Trebisonda, come del resto Pannella, che vagola ancora nel buio più assoluto delle tenebre, speravo che, almeno Napolitano, non l’avesse perduta. Ma dopo quel discorso a “polemiche unificate”, sulla solidarietà, sull’accoglienza ai clandestini ecc., devo desumere che l’abbia persa anche lui, in altre parole, proprio tutti. Vanno avanti per tentativi a nostre spese come quel magistrato che ha lasciato ai domiciliari il “Kabobo” nazionale, quello che ai domiciliari, esce con pistola alla mano e ferisce tre passanti, di cui uno gravemente. E dire che il solito noto, l’uomo di Tony Negri e Cicciolina, questa volta avallato anche dall’Uomo del Colle, sta con la Cancellieri: suggerisce di svuotare le carceri, mentre ne dovrebbero costruirne di nuove e, una speciale, per rinchiudere lui, prima che procuri altri danni. Quante persone di scorta ha la Cancellieri? Quante Pannella? L’esercito del Presidente è noto a tutti. Fuori il nome di quel giudice mandiamolo a casa con stipendio ridotto: mille euro mensili. Per finire, a proposito di Trebisonda ecco la storia: Perché i fari? Per la semplice ragione che queste utili costruzioni, ancora oggi, oltre che assolvere compiti importanti com’essere un riferimento per i naviganti, più spiritualmente, la loro luce, dà sicurezza nel buio, termine questo che ha anche un triste significato metaforico. Il Faro, lo scrivo maiuscolo per il contenuto semantico che gli attribuisco, produce luce, in altre parole, sicurezza, permettendo l’orientamento. I nostri giovani Caduti, mi si perdoni la similitudine, sono un punto di riferimento eterno, c’indicano la via da seguire. Non dimentichiamoli! Senza retorica, facciamo in modo che non siano morti invano e ci aiutino a non perdere la “trebisonda”, così si usava dire nell’antichità, quando i naviganti, affrontando il mar Nero, per ragioni di nebbia, foschie o bufere improvvise, non scorgevano le luci della città turca di Trebisonda, che indicava loro la giusta rotta meridionale da seguire per raggiungere il Bosforo. Cordialmente.

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