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Quando la legge diventa un'arma impropria nelle mani delle Lobby

Quando la legge diventa un'arma impropria nelle mani delle Lobby. E così una maggioranza di Onorevoli e Senatori compiacenti, hanno espropriato alla libera imprenditoria, senza colpo ferire, la nuova economia dei vaporizzatori Tobacco Free, per donarla alla lobby del tabacco con lo scopo di relegarla ad un ruolo marginale e tutelare così il mercato del tabacco lavorato. Dal 01 gennaio 21014 inizierà il processo di chiusure delle attività di questo comparto, grazie proprio al famigerato D.L. 76 noto anche come “Decreto lavoro e occupazione giovanile” che vedrà scomparire 7.600 posti di lavoro nati dal 2012 da questo settore emergente. Oltre al danno la beffa; sul D.L. 76 i termini di pubblicazione del decreto attuativo erano fissati al 31 ottobre 2013, termine da cui fabbricanti e distributori avrebbero potuto inoltrare la domanda di autorizzazione di deposito fiscale, e con cui l'AAMS (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) entro 60 giorni avrebbe dovuto rilasciare, ai richiedenti in possesso di tutti i requisiti previsti, suddetta autorizzazione, da formalizzare poi con garanzia fidejussoria a cauzione delle prime 2 quindicine di imposta raccolta. Peccato che il Ministro Saccomanni abbia varato il suddetto Decreto Ministeriale soltanto il 16 di novembre, pubblicato successivamente sulla Gazzetta Ufficiale del 06 dicembre 2013. Il risultato è che dal 1° gennaio 2014, con l'entrata in vigore della nuova legge 99, sia i produttori che i distributori non possono rifornire i dettaglianti in quanto privi dell'autorizzazione di deposito fiscale e di conseguenza i dettaglianti esauriranno le scorte di prodotto. Ma andiamo ad analizzare le conseguenze dell'applicazione di questa nuova legge in materia di commercializzazione dei vaporizzatori tobacco free. Il Ministro dell'Economia e delle Finanze decreta che: sui dispositivi, ricariche, accessori, parti di ricambio e monouso sia applicata una tassazione del 58,5% oltre al 22% di IVA con una prevista e pianificata riduzione dei ricavi per produttori, distributori e dettaglianti, tale da rendere assolutamente insostenibile e inopportuna la commercializzazione di tali prodotti. Infatti, se fino al 31 dicembre 2013, la vendita di una ricarica di e-liquid da 10 ml, al prezzo finale di €. 5,00, produceva un ricavo lordo del 44,17% per il dettagliante e del 9,80% per il distributore, con la nuova legge in vigore la 1° gennaio 2014 il prezzo dello stesso prodotto sale a €. 10,00 ed i ricavi si riducono al 3,20% per il dettagliante e a 1,37% per il distributore, in compenso lo Stato incamera €. 7,653 tra accise e IVA pari al 76,533%. Un esempio per chiarire l'incidenza di questo livello di imposizione: _______________________________________________________________________________ |Prezzo al Pubblico | Ricavo dettagliante | Ricavo Distributore| Accise + IVA | ------------------------------------------------------------------------------- | €. 10,00 | €. 0,320 | €. 0,137 | € 7,653 | ------------------------------------------------------------------------------- Questo livello di tassazione applicato alla filiera del tabacco lavorato, grazie ai volumi stabili, consolidati e sopratutto monopolizzati, consente un aggio del 10% al dettagliante oltre ad un accettabile ricavo per il Logista che provvede alla distribuzione del prodotto presso i dettaglianti. Nel contempo, applicando lo steso criterio nel settore dell'elettronica da consumo, risulta evidente che il costo all'origine di dispositivi ed accessori non consente di mantenere prezzi sostenibili per il consumatore finale, e nel contestualmente produrre un aggio, seppur irrisorio pari al tabacco lavorato. Come se non bastasse, la legge non prevede che il commercio al dettaglio sia munito di autorizzazione o licenza specifica, aprendo così di fatto la vendita al dettaglio di questo prodotto a qualsiasi attività commerciale. Questo livello di liberalizzazione, a differenza del mondo dei tabacchi, impedisce la canalizzazione ai negozi specializzati e di conseguenza una concentrazione delle vendite finalizzata a produrre volumi tali da rendere sostenibile una tassazione complessiva del 76,533 sul prezzo di vendita. Risulta evidente che la legge varata a regolamentazione del settore sia stata concepita con il chiaro intento di spazzare via sul nascere un fenomeno che era destinato a ridurre se non addirittura eliminare la piaga sociale delle malattie da fumo di tabacco (vedi recenti dichiarazioni del Prof. Veronesi) e che aveva già dato chiari segnali di incidenza negativa sul gettito prodotto dal tabacco lavorato. In caso contrario i nostri legislatori hanno semplicemente manifestato tutta la loro inadeguatezza al delicato ruolo cui sono stati chiamati. Legiferando saggiamente e in prospettiva avrebbero sostenuto questo nuovo mercato per renderlo produttivo per le casse dello Stato e contestualmente sostenibile per i nuovi imprenditori di settore, investendo peraltro sulla riduzione della spesa sanitaria causata dal fumo da tabacco lavorato. Ma allora la domanda è una soltanto, siamo governati da incapaci o da politici compiacenti nei confronti delle majors straniere del tabacco?

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