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Letta & Company: fenomenologia di un Governo

Ma vi ricordate chi era Enrico Letta? Quel dirigente del PD che, ospite alla prima diretta RAI subito dopo la chiusura dei seggi di fine febbraio, sulla base degli exit-pool pontificava “noi faremo questo, noi faremo quest’altro “. Sottinteso, da trionfatori indiscussi. Poi qualche minuto dopo uscirono le prime proiezioni sui dati reali, con il centro-destra in clamoroso vantaggio, ed egli affermò che a quel punto era meglio mandare un film di Stanlio ed Ollio (presagio di future comiche istituzionali?), e sospendere il salotto fino a notizie migliori. Andò come andò. Qualsiasi classe dirigente di un partito in quelle condizioni si sarebbe quantomeno dimessa; seguì invece il mercato delle vacche ( con tutto il rispetto per le vacche ) che portò a Grasso e Boldrini prima, e a Napolitano poi, con Letta, Franceschini e Finocchiaro che anziché farsi da parte più o meno dignitosamente ( fare un passo indietro, va di moda dire oggi ) si riciclarono al Governo. Soluzioni all’ italiana, soluzioni alla PD. Pagò il solo Bersani, ma per la semplice ragione di essersi fatto pubblicamente deridere nel corso della consultazione con Crimi e Lombardi del Movimento 5 Stelle, che gli diedero del “ Ballarò”; se tale confronto non fosse avvenuto a telecamere accese, sarebbe ancora lì pure lui. E poi tutto il resto: una ministra teutonica che, per quanto insignificante, viene invitata garbatamente a dimettersi per non aver pagato un bollettino ICI ( che la Legge le consentirebbe di sanare con piccola sanzione ), mentre una sua collega alla Giustizia telefona a una famiglia arrestata in tutti i suoi componenti salvo un latitante, ed è ancora lì più salda di prima, simbolo incarnato dell’artificioso inciucio; mentre un Presidente della Repubblica, dal canto suo, secreta telefonate “ Mancine “ e rifiuta testimonianze per un’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, oramai obiettivamente certa. Gli italiani sono causa dei propri mali non perché hanno questi governanti, ma perché dimenticano di averli.

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