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Pressione fiscale 23%, il motore del miracolo economico!

Quando vengono citati come esempi di riferimento gli anni sessanta, il miracolo economico, gli Italiani creativi di quell'epoca caratterizzati da un grande spirito di iniziativa, è facile l'accusa di nostalgicismo, una sorta di patologia che comporta il crogiolarsi con compiacimento nella nostalgia del passato, sperando inutilmente in un ritorno agli antichi splendori. NON E' COSI. E' vero che tutto è cambiato, non sempre nella direzione del meglio. Ma il motore di sviluppo che ha reso quegli anni ineguagliabili è stato uno solo, la pressione fiscale al 23%!!! Un livello di tassazione accettabile e compatibile con lo sviluppo. Proviamo ad immaginare quel periodo con quella al 70% di oggi, niente delle grandi conquiste, delle sfide impossibili vinte, dei traguardi raggiunti, dell'inimmaginabile progresso, si sarebbe mai concretizzato. In quell'epoca non c'erano presidenti di regione che giravano il mondo, convocando continuamente conferenze stampa per supervalutare il loro inutile operato ne’ consiglieri regionali che ponevano a carico dei contribuenti effimere spese personali. Oggi senza regioni vivremmo bene lo stesso, anzi molto meglio perché ci sarebbero 200 miliardi in più per far funzionare l'Italia senza sprechi assurdi. Ci sono decine di migliaia di giovani Italiani che ogni giorno manifestano idee, concepiscono progetti ma non possono realizzarli perché, oltre ad essere difficilissimo impiantare un’impresa per mai cancellati ostacoli burocratici, dopo un grande impegno, enormi sacrifici e grandi rischi i ricavi andrebbero al 70% ad un stato che spende male quando va bene e dissipa, regala, spreca nella generalità dei casi. E allora rinunciano sfiduciati o emigrano privilegiando paesi stranieri. E' questa l'Italia che vogliamo? Per alimentare la zavorra dei gestori della spesa pubblica, che ci aspira linfa vitale, rinunciamo a ingegno, creatività, spirito di iniziativa, in una parola all'essenza dell'essere Italiani, al desiderio di riposizionare il nostro Paese al vertice. Chi vede nel salario minimo garantito una soluzione intende assecondare un'elemosina di stato al fine di dare il via ad un appiattimento generale mirante a sedare ogni anelito all' intraprendenza. Tralasciamo gli aspetti esteriori e ormai irripetibili del passato, ma afferriamone l’anima che può oggi in tempi radicalmente diversi essere il vero motore dello sviluppo.

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