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PRECEDENZE SOCIALI.

In una scala di precedenze sociali, al primo posto metto gli orfani, anzi gli orfani di persone al servizio della collettività, decedute violentemente in servizio, anzi al servizio della democrazia. In modo particolare, mi riferisco ai figli dei “Pompieri”, degli Artificieri, degli Agenti delle forze dell’ordine, dei militari in servizio, anche se qualcuno arriccerà il naso, per esempio, quelli che hanno visto in Giuliani, un martire della libertà. Insisto sull’altruismo delle prime due categorie segnalate ma anche le altre non sono in sottordine. Come dimenticare il sacrificio dei “Pompieri” di New York e quelle degli uomini in uniforme assassinati negli altri due attentati in Spagna e Inghilterra? La società ha sempre fatto molto ma non abbastanza, soprattutto in questo particolare triste momento della storia, non solo della nostra nazione, dove la precedenza sociale è riservata, in primis, ai clandestini e poi a omosessuali, carcerati, ladri e violenti. E oggi, che non siamo costretti a gridare: “Viva Mussolini”, anche se non era il peggiore dei mali, la nostra società, almeno per me, è peggiorata, perché è “vietato” criticare chi sbaglia salvo che si chiami Berlusconi. Viviamo in un regime peggiore di quello mussoliniano. Siamo costretti a convivere con esperimenti costosi e dannosi per il nostro futuro in generale, non solo per l’Italia, perché siamo “guidati” da persone senza esperienza. Inoltre, l’arroganza delle minoranze e degli impreparati cresce in progressione geometrica. Non ha limiti. Basta ascoltare le dichiarazioni più che quotidiane di Letta che tenta di spiegarci quello che non ha capito o che non sa, essendo un “sessantottino”. Ergo: elezioni subito e revisione costituzionale immediata con presidenzialismo a suffragio e non imposto da pochi. Se Napolitano fosse il risultato di un suffragio elettorale, sarebbe anche il mio presidente ma così, no! Il nostro vero grande problema non é costituito dalle fantastiche inutili dichiarazioni, quando il grande Papa pontifica ma non averle capite o interpretarle politicamente come ai tempi di Papa Giovanni XXIII. E in queste occasioni evidenziano tutta la loro incultura e faziosità che li trasforma in mercenari aperti solo al saccheggio. Mi auguro che Papa Francesco, in futuro, non entri più a gamba tesa, perché la maggioranza dei nostri “eletti”, da Grasso a Boldrini, da Franceschini a Prodi, non sono in grado di capire quello che auspica il Papa, perché non sono all’altezza dei loro compiti. Neppure se li fanno a casa. Cordialmente.

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