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Libano e interventi militari italiani ( dal 1982)

L’ ex Premier Romano Prodi, in una lettera al maggior quotidiano romano, sostiene la tesi che l’Italia debba svolgere un importante ruolo politico in Libano, scosso da una serie di attentati che possono portarlo ad una situazione simile a quella siriana, e, ricordando la recente visita del Premier Letta, in cui si è impegnato a sostenere l’ addestramento delle forze libanesi , e la volontà di ospitare una Conferenza Internazionale volta a stabilizzare il Paese,afferma trattarsi di passi nella giusta direzione. Inoltre sostiene che irrealistico pensare ad aiuti per l’ acquisto di armamenti finalizzati a far prevalere solo una delle fazioni in campo (cristiani, sunniti, e sciiti, questi ultimi noti anche come hezbollah, dotati di un’ ala militare). Credo valga la pena di ricordare che forze armate italiane stazionano in Libano, quasi permanentemente, almeno dal 2006 , sotto bandiere italiane , o delle Nazioni Unite, senza considerare l’ intervento del 1982, e quindi si tratta ormai di 31 anni di interventi (quanto la guerra in Vietnam). In particolare la missione ultima di tale forza militare consiste nel proteggere la frontiera sud tra Libano ed Israele, per evitare un conflitto armato tra i due paesi e per permettere alle forze armate libanesi di assumere il controllo della regione. Se in tutto questo periodo, le forze armate libanesi non sono pronte a missioni militari e si sente ancora la necessità di addestrarle ( compito per il quale l’Italia si è di recente offerta), credo improbabile che possa succedere in poco tempo, e quindi occorrerebbe pensare a ridurre fortemente il nostro impegno. D’ altra parte , anche con la presenza della missione Unifil, nel corso del 2013 ( e due giorni fa anche nel 2014) si sono verificati numerosi attentati sia a Beirut, che a Sidone, che a Tripoli e al confine con la Siria, con i più svariati obiettivi, tra cui l’ ex ministro delle Finanze ricordato da Prodi, ma anche il capo dei servizi di informazione di Beirut, accusato dagli hezbollah di fornire armi agli oppositori siriani, l’ ambasciata iraniana, i quartieri cristiani, e lo stesso contingente militare Unifil, sia nella componente italiana che nella componente francese. In questa situazione la forza militare italiana, stazionata al Sud del Paese, ha solo potuto assistere allo scontro delle fazioni, e il suo compito è praticamente nullo, non avendo potuto impedire il riarmo degli hezbollah che probabilmente avrà influito nel conflitto siriano. Ben venga la proposta di una Conferenza Internazionale avanzata da Prodi, ma si inizi a pianificare il ritiro della nostra missione militare, con interventi negli ultimi 30 anni .

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