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Pensioni e imposte

Caro Direttore, Vi SUPPLICO di guardare con più attenzione agli effetti della riforma delle pensioni troppo spesso indicata come l’unico recente provvedimento di riduzione della spesa senza aggravio delle imposte. NON E’ COSI’, NON PER TUTTI: Da Dirigente Industriale licenziato al compimento del 59° anno di età (appena l'azienda si è resa conto degli effetti della riforma voluta dall'insegnante torinese) mi trovo oggi senza alcun reddito, e come noto il mio non è un caso isolato, pur avendo un estratto conto contributivo INPS di tutto rispetto. Denari miei, generati con il mio lavoro, che se potessi trasferire ad una forma previdenziale privata mi garantirebbero da subito una dignitosa sopravvivenza. Invece per effetto della riforma devo pagare quasi quattro anni di contribuzione ‘volontaria’ aggiuntiva (IO LE CHIAMO NUOVE TASSE) e devo sopravvivere per i 5 anni che mi separano oggi dalla pensione riformata. Per far questo azzererò i risparmi di una vita di lavoro. IO LA CHIAMO TASSA PATRIMONIALE CON ALIQUOTA DEL 100%, ma applicata solo a chi ha lavorato onestamente e onestamente ha pagato le tasse. Voi come la definireste? Rendere flessibile l’accesso alla pensione non è un regalo, ma è un DEBITO verso quei cittadini che per 40 anni hanno consentito il funzionamento dello Stato ed ora si trovano in difficoltà. Esattamente come i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese che tutti concordano debbano essere rapidamente rimborsati. Ed esattamente come quelli il loro rimborso consentirebbe di non penalizzare ulteriormente i consumi, e creare posti di lavoro Cordiali saluti Luigi Milano

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