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SENZA TITOLO

Caro Direttore: Scrivo una lunga lettera perché non ho tempo per scriverne una breve. Tutto comincia quando nasciamo... come? E' troppo lunga? Vabbè, allora tutto ha inizio quando il cittadino comincia a lavorare: il diligente artigiano versa ogni mese i contributi previdenziali, come se li versasse in una banca, una banca enorme chiamata INPS. Questa banca li fa fruttare con scrupolo ed onestà, come farebbe un buon padre di famiglia, previdente si sa, perché quelli sono soldi dei lavoratori, sono soldi sacri ed intoccabili, sono il futuro concreto e tangibile per quando si diventerà anziani e deboli e quindi sarebbe un sacrilegio il solo toccarli col pensiero. Passano gli anni, dieci, venti, trenta, quasi una vita, il capitale versato aumenta e si irrobustisce anche per merito degli interessi semplici e composti, fino al giorno in cui: PATATRAK, si chiude l'attività causa crisi, il lavoratore rimane senza lavoro e con una sessantina d'inverni sul groppone. Niente male pensa il tapino, se non mi danno subito la pensione almeno potrò chiedere di ritirare una parte del capitale che ho versato nella "banca" INPS, in fondo sono soldi miei e visto che sto morendo di fame e che lavoro per un anziano non se ne trova, sicuramente non ci saranno problemi. Si munisce di antichi talismani portafortuna, si mette il vestito nuovo e prepara una bottiglietta di quello buono per festeggiare il pre-pensionamento. Quando esce dall'ufficio dell'INPS è trasecolato, frastornato, con la faccia triste come la morte, ma come, non ci sono più soldi? Per nessuno? E chi se li è fregati? Svaniscono in un minuto tutti i suoi castelli in aria, le allegorie con paramenti di arabeschi e festoni, i sogni accumulati in una vita di sacrifici e di calli sulle mani e di sveglie al mattino presto, tutto finito. Proprio una belle fregatura pensa, fai un contratto con lo stato, lo rispetti e lui che fa? Ti consegna scuse, promesse, qualche salamelecco e se ti va bene che in ufficio trovi un impiegato pio e pietoso, ti offrirà sorridendo una presa di tabacco, un'alzata di spalle e un'inevitabile presa per il culo.

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