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LETTERA APERTA DI RINGRAZIAMENTO AI GIUDICI DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI E DELLA CORTE D’APPELLO DI

Gent.mo Direttore, sottopongo all’attenzione di codesta redazione il mio caso , con l’augurio di trovare aiuto, riscontro ed ascolto alle mie parole, per continuare la mia battaglia a difesa e tutela dei diritti negati ai miei figli. Vi prego di aiutarmi a raccontare questa storia di ordinaria follia. Lo scorso 15 Marzo i miei figli di sette e otto anni sono stati forzosamente e traumaticamente trasferiti presso una casa famiglia di Salerno, dopo un blitz nel quale furono usate ben otto auto della polizia. Il video andò in onda su tutti i telegiornali nazionali , fu diffuso anche in rete e fu trattato dalla stampa nazionale. Aveva deciso la collocazione in casa famiglia Il Tribunale per i Minorenni di Salerno sulla scorta di una scellerata CTU che aveva diagnosticato a me e ai miei figli la PAS . I miei figli lamentavano molestie e maltrattamenti compiuti dal padre nei loro confronti e mostravano una irresistibile paura nei suoi confronti. Le Consulenti anziché dare ascolto ai bambini, dare valore alle loro parole chiarissime, alle loro paure, ai risultati positivi di ben due tests che loro stesse avevano fatto (test sulla sessualizzazione precoce e test sui sintomi da stress post traumatici), si sono inventate la diagnosi di PAS (sindrome di alienazione parentale). La PAS è notoriamente una malattia scientificamente inesistente (inventata da un folle che giustificava la pedofilia): questo lo dice la sentenza recente della Cassazione n.7041/13, che ha liberato il bambino di Cittadella il quale, come i miei figli, era stato portato in casa famiglia, trascinato sui marciapiedi davanti alla scuola, a causa di una diagnosi di PAS! Dopo 73 giorni di totale isolamento fu stabilito un solo incontro protetto di due ore settimanali fra me e i miei figli, attualmente ancora unica forma di contatto tra me e loro. Fatto sta che , ancora oggi, dopo dieci mesi di distacco quasi totale dalla presenza materna, i miei figli hanno paura di vedere il padre, temono e rifiutano ogni contatto con lui. . Inoltre, ad oggi, continua ad essere negata loro ogni altra forma di contatto, coinvolgimento e socializzazione quotidiana con parenti ed amichetti; la condivisione di momenti gioiosi e conviviali, quali le feste di compleanno dei compagni di scuola; i loro ambienti familiari quotidiani, gli ambienti ricreativi; compreso lo splendido regalo di Natale che i giudici hanno riservato loro : vivere e celebrare questa ricorrenza, che per eccellenza rappresenta la festa della famiglia, lontano dai loro affetti familiari e dalla loro casa. Nel frattempo, lo scorso luglio, decido di affidare il caso all’avvocato Girolamo Andrea Coffari (l’avvocato che ha indagato sullo scandalo del Forteto e ne rappresenta le parti civili, che ha difeso la mamma del bambino di Cittadella e che è presidente del Movimento per l'Infanzia). Tra settembre e novembre l’ avvocato con un’istanza motivata al Tribunale per i Minorenni prima e alla Corte d’Appello poi, ha dimostrato come la PAS non poteva essere diagnosticata e ha chiesto che i miei figli (non sussistendo più i presupposti del provvedimento) potessero tornare a casa. Ciò che è incredibile è il fatto che La Corte d’Appello, così come il Tribunale per i Minorenni, sono rimasti della loro opinione, hanno respinto le richieste del mio avvocato con delle motivazioni assurde ed evanescenti. Caduta l'ipotesi della PAS infatti la Corte d'Appello ha scritto che la persistenza dentro la casa famiglia dei miei figli era giustificata da una sindrome di obesità (!!!) e dal fatto che io avevo delle labilità psicologiche. Voglio specificare che i miei figli non erano affetti da nessuna sindrome di obesità (che peraltro non esiste e non è stata mai diagnostica) ma erano solo sovrappeso (i bambini hanno iniziato ad aumentare di peso dopo aver dichiarato le violenze subite dal padre) e voglio precisare che affermare che una persona è labile psicologicamente non significa nulla. Ma mi chiedo ha un senso trattenere in casa famiglia dei bambini perché sono in sovrappeso o perché la madre è labile psicologicamente? A tal proposito, tengo a precisare che da oltre vent’anni svolgo la professione di docente: insegno Lingua Inglese presso un istituto superiore di secondo grado nella mia città e sono stimata ed apprezzata da alunni, genitori e da tutto il personale scolastico col quale quotidianamente collaboro; preciso, altresì, che il fatto che io sia labile psicologicamente, oltre che a non significare nulla, è frutto di una affermazione delle stesse consulenti (psicologhe) che avevano diagnosticato la PAS e che non esiste alcuna perizia psichiatrica che affermi che io abbia anche in forma lieve o lievissima qualche tipo di psicopatologia. Ancora, la Corte d’Appello, per giustificare la” reclusione” dei miei piccoli in casa famiglia, così precisa : “ fra i genitori era prevalso l'incentrarsi su sentimenti di rabbia e odio reciproco che ormai lasciavano poco spazio ad altruistiche elaborazioni di genitorialità “. Si tolgono in questo modo e con questi presupposti dei bambini ad una madre in uno stato civile? A me e non solo a me sembra una vera follia. Nell’ultimo decreto di dicembre , inoltre, la Corte d’Appello così scrive: “il quadro complessivo risultante dalla documentazione in atti pone in evidenza che i piccoli non abbiano subito alcun significativo trauma della loro attuale collocazione presso la casa famiglia”. Purtroppo, però, proprio durante l’incontro protetto immediatamente successivo a questo decreto, i miei figli, in un interminabile e straziante pianto durato circa un’ora, hanno pronunciato ed implorato ripetutamente ed interrottamente frasi come: ”Mamma, voglio morire! Non ce la faccio più! Ti prego non ce la faccio più! Voglio svenire! Mi devi far svenire, mamma! Per cortesia , fammi svenire! Mamma, ti prego, portami all’ospedale! Mamma, voglio andare a casa per sempre!”. Stanca del “muro di gomma” contro il quale mi sto battendo, ho deciso di scrivere una lettera aperta di denuncia indirizzata ai giudici del Tribunale dei Minorenni e alla Corte d’Appello di Salerno, . A breve, inoltre, sarà presentata un’ interrogazione parlamentare rivolta al Ministro di Grazia e Giustizia e al Ministro della Salute, interrogazione che sarà anche accompagnata da quattromila firme finora raccolte attraverso una sottoscrizione che chiede il ritorno a casa dei miei figli. Il mio avvocato inoltre presenterà presto ricorso alla Corte di Cassazione. LETTERA APERTA DI RINGRAZIAMENTO AI GIUDICI DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI E DELLA CORTE D’APPELLO DI SALERNO Grazie a tutti voi per aver impresso a fuoco una data storica nella vita dei miei figli: 15 Marzo 2013, ricorrenza che ogni anno celebreranno così come troppi altri bambini ricorderanno rievocando il giorno del loro forzoso trasferimento verso un innaturale luogo privo degli affetti familiari. Il loro allontanamento da casa, senza alcun preavviso o una benché minima forma di preparazione al traumatico distacco a cui stavano per andare incontro, lo avete scrupolosamente disposto sulla base di una CTU in cui veniva diagnosticata la PAS, teoria da voi stessi, successivamente, disconosciuta in seguito alla sentenza della Suprema Corte. Questa la motivazione della vostra “giustezza della pur penosa decisione”: penosa per voi , figuriamoci per due bambini innocenti di sette ed otto anni. “Ma mica ci uccidono?”, fu il loro grido di dolore durante quel blitz della polizia e dei servizi sociali. Grazie per aver perseverato, con irremovibile convinzione, nell’isolare i miei figli da qualsiasi forma di contatto con la loro madre e con il mondo dal quale sono stati così violentemente strappati via: essi hanno potuto riabbracciarmi solo dopo ben 73 giorni di totale isolamento . Sono certa che riuscirete ad immaginare la forte emozione che si prova quando dei bambini così piccoli possono finalmente riabbracciare la propria madre, dopo un lunghissimo periodo di allontanamento: anche voi siete stati bambini e siete corsi felici e sorridenti tra le braccia della vostra adorata mamma, quando si ripresentava a voi, dopo un breve periodo di assenza, nel corso delle vostre giornate allegre e spensierate . Grazie, ancora, per continuare ad emarginare la figura materna da oltre nove mesi, riducendone la sua presenza ad un solo incontro protetto di due ore settimanali. I miei figli avranno sicuramente apprezzato il fatto che, nonostante abbiano ripetutamente manifestato il desiderio di poter ritornare a casa o , in alternativa, di vedermi quotidianamente, voi abbiate ritenuto giusto continuare a privarli della mia presenza adducendo una più che valida motivazione: “ciò vanificherebbe l’intervento volto a realizzare il ritenuto superiore interesse dei minori all’esercizio del loro diritto alla bigenitorialità”. Giustissimo, considerato che i miei figli non hanno mai smesso di manifestare enorme paura e disagio nei confronti del padre, nonché di rifiutare qualsiasi forma di contatto con lui. Grazie per aver ribadito e rassicurato, nell’ultimo decreto di dicembre della Corte d’Appello, che “il quadro complessivo risultante dalla documentazione in atti pone in evidenza che i piccoli non abbiano subito alcun significativo trauma della loro attuale collocazione presso la casa famiglia” Peccato, però, che proprio durante l’incontro protetto immediatamente successivo a questo decreto, i miei figli, in un interminabile e straziante pianto durato circa un’ora, abbiano pronunciato ed implorato ripetutamente ed interrottamente frasi come:” Non ce la faccio più! Ti prego non ce la faccio più! Voglio svenire! Mi devi far svenire, mamma! Per cortesia , fammi svenire! Mamma, voglio morire! Mamma, ti prego, portami all’ospedale! Mi fate schifo! Mamma, voglio andare a casa per sempre!” Grazie, quindi, per aver rispettato sempre e comunque le loro parole e la loro volontà: ricordate quando lo scorso anno si presentarono spontaneamente al vostro cospetto, chiedendo di essere ascoltati, poiché esasperati dalle ripetute ed estenuanti pressioni per riprendere i contatti con il padre? Erano fiduciosi e speranzosi, perché il giudice era bravo, li avrebbe protetti ed aiutati, e poi era una mamma. Grazie per aver profuso nelle loro menti di bambini e con così tanta dedizione il concetto di giustizia, tanto da far maturare in loro questa convinzione: “I giudici esistono per allontanare i bambini dalla famiglia”. Grazie per continuare a negare loro ogni forma di contatto, coinvolgimento e socializzazione quotidiana con parenti ed amichetti; la condivisione di momenti gioiosi e conviviali, quali le feste di compleanno dei compagni di scuola; per averli privati dei loro ambienti familiari quotidiani, quali la loro casa, la loro cameretta, i luoghi della loro crescita, i loro giochi, gli ambienti ricreativi; per aver loro impedito di poter gioire delle vacanze estive giocando e divertendosi al mare o nella loro piscina, dove sono soliti trascorrere interminabili ore spensierate di divertimento con gli amici. Grazie per non esservi recati personalmente, voi tutti, nel corso di questi nove mesi, a far visita ai miei figli presso la casa famiglia, e trascorre un po’ del vostro tempo con loro, a parlare ed appurare che questo è davvero ciò che desiderano dal profondo del loro cuore. Grazie perché i miei figli possono seguire” una dieta alimentare con buoni risultati prescritta dal nutrizionista della ASL”, durante questo lungo soggiorno presso la ‘beauty farm’ casa famiglia, posto che non è per osservare una dieta alimentare che i miei piccoli sono stati strappati alle cure materne. Perdere oltre dieci chili in meno di sette mesi non è da tutti: si potrebbe consigliare ai bambini italiani in sovrappeso il trasferimento forzato in casa famiglia, visto il risultato garantito. Grazie per non aver esaudito l’immenso desiderio dei miei figli di poter riabbracciare un’ ultima volta il loro caro e tanto amato “nonno”, deceduto lo scorso Luglio in seguito a grave scompenso cardiaco sopraggiunto, non a caso, proprio pochi giorni dopo il vostro diniego alla sua richiesta di poter vedere i nipotini. Pur tuttavia, l’ultimo ricordo in vita che i miei figli conservano del loro nonno risale proprio a quel 15 Marzo quando, disperati e terrorizzati, chiedevano urlando il suo aiuto, tendendo le loro piccole braccia verso di lui e cercando, invano, ma con tutte le loro forze e con le loro manine tremanti, il calore di un suo ultimo abbraccio , prima di essere deportati in casa famiglia. Anche allora, purtroppo, questo fu loro fermamente negato. Infine, grazie di cuore per lo splendido regalo di Natale che tutti voi avete riservato loro : vivere e celebrare questa ricorrenza, che per eccellenza rappresenta la festa della famiglia, lontano dai loro affetti familiari è davvero un dono unico, speciale ed indimenticabile. Difatti, i miei piccoli angeli, pensando a voi, così scrivono nella loro lettera di Natale:<< Caro Babbo Natale, se incontri il Papa di che fa ritornare a casa a me e a mio fratello. Grazie.>>. << Ma il re sentenziò e disse alla prima donna che aveva parlato: "Datelo a lei e non uccidetelo, perché quella è sua madre" >>. Davvero grazie.

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