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PENSIONI ED EVASIONE FISCALE sono le due facce della stessa medaglia

Gentile Direttore, da quando una classe politica poco lungimirante e non meritevole di guidare una grande nazione, perché interessata più a cercare il consenso a tutti costi che il bene della popolazione, nel 1973 (governo Rumor) concesse privilegiatissime condizioni per andare in pensione, in pratica da appena 14 anni sei mesi ed un giorno di lavoro, milioni di lavoratori hanno “ utilizzato “ la meravigliosa ma immorale regalia. In Italia la pensione è concessa con il sistema a ripartizione, in base al quale sono pagate con i contributi di chi è in servizio e quindi l’obbligo pensionistico è ripartito sui lavoratori attuali. Se oggi, per ipotesi, nessuno più andasse al lavoro e quindi non fossero più versati i contributi, non ci sarebbe in cassa neanche un euro per pagare le pensioni correnti, figuriamoci quelle future già maturate e che matureranno. I signori politici del passato hanno consapevolmente o meno creato un baratro che solo per l’INPS (178 miliardi da erogare all’anno moltiplicati per un trattamento medio ipotizzabile di circa 30 anni, totale circa 5.300 miliardi di euro di buco.) Cioè minimo 5 volte il già astronomico debito attuale. Praticamente, in totale, 3 anni di PIL nazionale, ovvero più di 100.000 €. per ogni italiano neonati compresi. La situazione della vicina Grecia dovrebbe farci drizzare le antenne se non vogliamo fare la stessa misera fine. Servono commenti per definire questa calamità? Chi ha utilizzato questa montagna di danaro? Tutti i cittadini che in passato e adesso nel presente, hanno introitato, legittimamente o no, l’assegno pensionistico. La Corte dei Conti continua a sollecitare misure di risanamento per garantire l'equilibrio dei conti dell'INPS. È un'operazione «indilazionabile« e si raccomanda attenzione al profilo dell'adeguatezza delle prestazioni collegate al metodo contributivo e degli eccessivi divari nei trattamenti connessi a quello retributivo. La concomitanza tra il sistema economico in peggioramento, (gli unici parametri che aumentano sono la disoccupazione e il debito pubblico), e dall’altra l'aumento del numero dei pensionati ed il livello medio dei trattamenti pensionistici in continua ascesa, porta il sempre più esiguo numero di lavoratori attivi a versare insostenibili contributi correnti necessari a pagare le pensioni. Possiamo chiamare questa trovata una grave iniquità o una famigerata Catena di S. Antonio che premia prodigiosamente i primi beneficiari e che lascia con il cerino in mano ed in miseria gli ultimi arrivati? Prima o dopo l'evento si realizza sicuramente. Oggi a 30, 35 anni molti non sono ancora entrati nel mondo del lavoro; in precedenza, altri andavano già in pensione con un assegno mensile pari quasi allo stipendio, introitando per sempre, vitalizi superiori del 300% / 400% in rapporto a quello che avevano versato. I Salmi recitano: ” Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie; beato se tu vivrai del lavoro delle tue mani perché sarai felice e godrai d’ogni bene.” “Qualsiasi agricoltore sa che non può raccogliere se prima non ha seminato. Purtroppo, ci sono delle persone che pensano di saperla più lunga degli agricoltori e delle leggi naturali e spirituali. Pensano di poter mietere dove non hanno seminato” (S. Paolo ai Corinzi) e di mangiare quello che non hanno coltivato e raccolto. Quello che uno non ha seminato e lavorato, non deve nemmeno raccogliere, perché ruba il lavoro e la fatica sudata da altri. Aggiungiamo che in quiescenza, i “pensionati” si possono riposare ed hanno del tempo libero da dedicare a svaghi, ad ozi, a hobbies; non sono più vincolati ad orari rigidi, ai traumi e alle fatiche del lavoro, ai rischi e agli stress che devono sopportare tutti gli altri comuni mortali che viaggiano per raggiungere la fabbrica o l’ufficio. Tutte queste situazioni favorevoli, producono come risultato un allungamento della vita ben superiore alla durata media di 85 anni e quindi a godere d’ulteriori anni di pensione in più di chi si affanna fino a 65/67 anni.. Con soli 20 anni di lavoro, queste persone ricevono un vitalizio per 40 o anche 50 anni. Una follia ed una rapina che tutti noi dobbiamo finanziare. A fare quattro conti a spanne, dall’entrata in vigore della famigerata legge ad oggi, lo Stato ha sborsato in più del dovuto, circa 200 miliardi d’euro, pari al 20% del debito pubblico corrente. Altrettanti e più ne dovrà sborsare in futuro, con una media di 9,5 miliardi di €. ( quasi 20.000 miliardi delle vecchie lire) l’anno: in pratica una manovra fiscale aggiuntiva annuale per i prossimi 20 anni! Totale circa 400 miliardi. Cifra che merita una coscienziosa valutazione. Essa contribuisce a drenare tutte le risorse utili per altre necessità e a mantenere e ad aumentare il già astronomico debito pubblico che c’è stato lasciato in eredità dai passati venerabili “ padri della patria “! Essi hanno dimostrato di avere poca accortezza scaricando sulle generazioni future le proprie sciagurate scelte. Sarcasticamente si può dire: grazie mille, una bell’eredità! Noi n’avremo fatto volentieri a meno. Questo come si deve definire? Privilegio, inevitabile fatalità o immorale spesa pubblica? Questa è una vera, reale, incontestabile e scandalosa evasione fiscale: essa è sostenuta e legalizzata dallo Stato e dai sindacati conniventi e si realizza con queste inique pensioni e con le minori contribuzioni dei baby pensionati. Questi “signori pensionati”, a 45/50 anni di certo anziani non lo erano e spesso hanno arrotondato l’assegno con lavori in nero. Così hanno procurato ulteriori problemi d’inserimento per i giovani, attuando, di fatto, una grave concorrenza sleale tra le aziende. Si configura una tripla evasione fiscale, costituita dal pagamento di vitalizi non realmente maturati, dall’evasione fiscale e contributiva dei pensionati che lavorano in nero e dalla mancata assunzione di veri dipendenti. Chi vuole accollarsi, a proprio rischio e pericolo, nuovi lavoratori con tutte le tasse e i contributi relativi da pagare, se può scegliere, al loro posto, discreti e meno costosi collaboratori? Questi “a riposo”si lamentano per le, a loro dire, basse pensioni. Sentire che la pensione, di 1.000, 1.500, 2.000 o su fino a decine di migliaia di €. il mese, che è sicura, precisa, puntuale, intoccabile, indicizzata è da loro considerata un problema di basso reddito è, in verità, scorretto. Accettato che sia vero, come definire allora lo stipendio medio di 1.300 €. di un padre di famiglia con moglie e due figli a carico? Con l’aggravante che lo stipendio non è nemmeno garantito, perché con la crisi attuale potrebbe svanire! I disoccupati sono 3.254.000, con un tasso del 12,7%… Il reddito pro capite di questa famiglia si riduce a 325 € il mese a persona. Sottraiamo a questo stipendio le spese di trasporto per recarsi al lavoro e le mille altre spese aggiuntive per il mantenimento, l’istruzione ecc… dei figli, che un pantofolaio pensionato non sostiene e si capisce quanta e quale é la differenza di trattamento. Un abisso incolmabile. Questa famiglia può, a buon diritto, affermare che ha un vero problema di reddito di sopravvivenza! Consideriamo, come aggravio aggiuntivo, anche il fatto che questo padre, privandosi del minimo vitale, deve versare all’INPS quasi 7.000 € l’anno per mantenere i pensionati che non hanno versato sufficienti contributi ed allora si capisce che la misura è colma. Che cosa dovrebbero dire i giovani, e solo quei pochi fortunati che lavorano, per i loro stipendi che, mediamente, sono la metà (circa 900 €. ) della cifra corrisposta a questi pensionati? E poi qualcuno li ha definiti “ bamboccioni “; una persona, pace all’anima sua perché è già salito in cielo, che prendeva più di 11.000 €. di pensione il mese per 25 anni di lavoro alla Banca d’Italia. . Affermare, come dicono i sindacalisti e politici vari che “bisognerebbe spiegare ai ragazzi che allungare l’età pensionabile rappresenta un ulteriore rinvio del loro ingresso nel mondo del lavoro” è una sciocchezza colossale; vuol dire ritornare all’epoca di Rumor quando lo stesso posto di lavoro era riutilizzato ogni 15/20 anni. Artificiosamente si creerebbe una falsa piena occupazione e purtroppo una ripresa galoppante del debito pubblico per pagare infornate milionarie di nuovi pensionati. Queste persone si rendono conto dell’indecenza della loro proposta? Si sono chiesti chi paga? Con i soldi di chi? A chi sarebbe rifilato il macigno dell’ancor più astronomico debito pubblico? Già oggi il futuro è ipotecato e compromesso, figuriamoci se si riprendesse nuovamente il vizio di scialare con le spese allegre e spregevoli del passato. La celebrata e magnificata piena occupazione del passato era fittizia, creata ad arte, figurativa e senza consistenza, perché sostenuta da uno spregiudicato turnover abbreviato: era sempre lo stesso posto di lavoro che passava da un lavoratore ad un nuovo assunto ogni vent’anni, anziché 40! Ora i nodi sono arrivati al pettine della Storia, e questa e l’Europa, ci chiede di estinguere, o almeno di iniziare a diminuire il debito accumulato dalle frinanti cicale del passato. La situazione odierna è simile ad una spada roteante impazzita che mena fendenti che feriscono il presente ed ancor di più uccidono il futuro dei giovani e dunque deve essere subito bloccata. I giovani sostengono il peso di una disoccupazione del 41,6%. A loro è tolta ogni minima speranza di un’occupazione stabile che permetta di programmare il futuro, di vivere una vita decorosa, di formare una famiglia e con essa la possibilità di mettere al mondo dei figli. Solo la stabilità, anche economica, della famiglia, costituita dall’unione fra un uomo ed una donna, può difendere la sacralità della vita e assicurare la continuazione della specie umana. Per contro la politica pensa che i problemi più importanti siano la riforma della Legge elettorale, la revisione della Bossi-Fini e le unioni civili. Sarebbe auspicabile, innanzi tutto, una più decisa politica di sostegno della famiglia tradizionale e un risoluto avviamento della ripresa economica ed occupazionale. Stiamo rovinando un’intera generazione, perché la condanniamo ad un eterno precariato. La frenata dell’economia e la elogiata “stabilità” del governo, producono famiglie sempre più povere e culle sempre più vuote per redditi da fame decurtati dal bisogno di sanare l’immane debito pubblico accumulato da “bucanieri”, corruttori, concussori, evasori ecc… e per assicurare vitalizi a milioni e milioni di pensionati (17 milioni di pensionati con 23,7 milioni di prestazioni, a fronte di 22 milioni di lavoratori con un rapporto che ormai è arrivato 1 : 1 ), rendite fiabesche a boiardi di Stato, come per esempio il signor Mauro S., ex manager e ingegnere elettronico della Telecom che riceve un assegno di 91 mila e 337 euro lordi mensili (?)... e privilegi alla sterminata moltitudine di politici, amministratori, senatori, senatori a vita, deputati, giudici e compagnia cantante… Per la ripresa ed il lavoro, al contrario, non c’è un euro disponibile, perché nessuno dei suddetti privilegiati vuol fare un minimo sacrificio. Si attende la manna dal cielo, si aspetta che i faccendieri mondiali allentino la morsa speculativa e che si abbassi lo “spread”, e si spera che l’economia mondiale riparta e che trascini con se anche l’Italia. Le leggi attuali, mediamente, individuano l’età pensionabile dopo circa 42 anni di lavoro (non di vita come in passato) e 64/66 anni d’età. E’ giusto che per una questione d’equità e di coesione sociale e in considerazione della crisi economia contingente, in uno o due anni si ponga rimedio a questo rovinoso lascito e si porti tutti, sia i futuri sia gli attuali pensionati, allo stesso livello, pagando le pensioni calcolate con il metodo contributivo. Così facendo si liberano decine di miliardi l’anno meglio impiegabili per creare crescita economica, nuove opportunità lavorative per i giovani, aggiuntivi investimenti per la scuola e la cultura e per attuare una diminuzione dell’abnorme pressione fiscale d’oggi. I signori obbiettano che il loro vitalizio sarebbe dimezzato o anche ridotto ad un terzo. Attualmente il 38,6% dei pensionati ha redditi fino a 2.000 €. mensili. Per quelli che ci andranno in futuro, la media sarà dimezzata, nonostante essi lavorino il doppio del tempo dei “ privilegiati “ e paghino molte più insostenibili trattenute. Gli attuali pensionati hanno già goduto della regalia del sistema “ retributivo “: è giunto il momento che anch’essi si conformino al “ contributivo “ come tutti e rispettino le leggi attuali perché la Costituzione, all’articolo tre recita “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni… “ Non afferma che qualcuno è al disopra della legge o è privilegiato… Moltissimi obbiettano che ci sono dei diritti acquisiti da salvaguardare e che per questo non si possono toccare le rendite attuali. Questo, ma non è verità assoluta, forse era tollerabile negli anni di vacche grasse quando c’era una crescita galoppante che sembrava non dovesse finire mai, ma adesso l’economia e l’espansione sono completamente virate in peggio e richiedono un’adeguata e radicale riforma. Per paragone, è come se le nuove norme del Codice della strada, per esempio il reato d’omicidio stradale e le altre norme, fossero fatte rispettare solo ai neopatentati. Diremmo tutti che non è corretto, perché, per una viabilità più sicura, le nuove regole devono essere osservate da tutti. Altrimenti sulle strade si creerebbe il caos. Allo stesso modo le nuove regole per andare in pensioni devono essere applicate a tutti. Per il passato non è pensabile esigere il rimborso del maldato, ma per il presente e per il futuro questa è la nuova legislazione, dura legge ma è la legge alla quale si sottopongono tutti i lavoratori d’oggi, che continuano a vedere allontanarsi sempre più il raggiungimento della pensione e assottigliarsi il vitalizio. E’ singolare e sospetto che si vogliano fare delle riforme essenziali ed inderogabili che di continuo, sono applicate sempre e solo agli altri, a quelli che verranno dopo e non a tutti, anche a noi stessi. Troppo comodo! Una riforma giusta e corretta è tale se è applicata tout court a chiunque e subito. Non come le fantomatiche e strombazzate riforme attuali quali, ad esempio, la riduzione del finanziamento ai partiti, tutta da verificare, che non inizia oggi, no, per carità non sia mai…, ma un domani… forse; partirà tra anni, rimandata alle calende greche… Paragrafando Giacobbo “ Equità, riduzione, risparmio, ecc…, tutto questo ed altro ancora in Italia. Si, ma tra un attimo, dopo la pubblicità. “ Solo che in politica gli attimi si dilatano in modo smodato e diventano mesi, anni, lustri, decenni… Intanto i partiti si spartiscono milioni e milioni d’euro e poi vediamo come si conclude la storia quando passa tra mani bucate un fiume di danaro non guadagnato con fatica, non sudato: quante spese ridicole, quanti pagamenti incredibili e quanti, una miriade, politici e amministratori finiscono sotto inchiesta e sono condannati per danno erariale, tangenti, corruzione, concussione, evasione ed altre amenità simili.

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