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Esodati appestati dimenticati

09/01/2014 Egr. Direttore innanzitutto voglia gradire un mio cordiale saluto ed i più sinceri auguri per un 2014 ricco di ulteriori successi. Mi pregio, e permetto di scriverLe per tenere viva l’attenzione su di un gruppo di Cittadini solo a parole tutelati. Le parlo degli Esodati, degli appestati del sistema. Con il termine Esodati la mente corre, poi si ferma a riflettere, …esodo, dal greco éksodos termine composto da ékso (fuori) e hodos (strada), in altre parole per alcuni Cittadini Italiani significa; fuori dal lavoro e messi sulla strada. Quando si dice esodo a molti torna alla mente quello Biblico degli Ebrei, ripreso con struggente passione da Giuseppe Verdi con il Và pensiero, impareggiabile lirica della celeberrima opera del Nabucco. No! Non siamo quelli, …siamo peggio. Siamo appestati, dimenticati, derisi e alla fame. Ricordati a parole dalla politica ma dimenticati nei fatti concreti. Uomini e donne messi alla gogna, portati alla disperazione, socialmente uccisi dalla classe dirigente di questo Paese. Non si tratta di un pensiero, ma, di una surreale realtà dei fatti tutta ITALIANA. Mi piacerebbe tanto che quel canto Verdiano venisse ascoltato in chiave attuale, questa volta rivolto ad una Patria che volontariamente si dimentica dei propri figli, di coloro che con sudore e fatica hanno contribuito alla sua crescita. Come tanti, troppi, faccio parte di quella schiera di persone definite Esodati, in parole povere privati dei loro diritti Costituzionali più elementari, anche di quelli acquisiti (validi solo per pochi eletti) sanciti dalla tanto a volte troppo sbandierata Costituzione. Dai politici onorata a parole ma, nei fatti scientemente vilipesa. Non bisogna essere in possesso di super poteri per vedere i fatti compiuti dai Governi che dal 2010 si sono succeduti, partendo dal Dottor Sacconi, alla Professoressa Fornero al Professor Monti, sino all'attuale premier Letta. Ci hanno propinato solo una sequela di parole rassicuranti ma, in definitiva nessun fatto concreto. Ogni santo giorno che passa da qualche politico sentiamo parlare di esodadi e salvaguardia per chi come me si è ritrovato a dover scontare la galera e la gogna inflitta dai Governi e dallo Stato ma, di fatti reali atti a lenire anche solo in parte i soprusi delle insulse e discriminatorie scelte di Governo, nulla. Personalmente da gennaio c.a. sono privo di qualsiasi reddito, sia dal fondo di solidarietà del credito, così pure della pensione. Ero un soggetto monoreddito e me la cavavo per le mie esigenze, senza strafare, concedendomi anche poche vacanze, magari ogni 5 o 7 anni qualche giorno. Ora con un mutuo in essere da onorare, tasse, bolli, assicurazioni da pagare, senza coniuge, ne figli, ne genitori, sui quali poter fare affidamento mi sento un pezzente, senza un futuro, in quanto anche quello è un nostro diritto e non deve essere necessariamente solo prerogativa dei giovani ma, anche di chi a questo Paese a dato. l'Inps latita, non rispondendo alla domanda di pensione inoltrata lo scorso Novembre, l'unica cosa a mie mani è una vecchia lettera dell'Istituto di Previdenza datata 1 febbraio 2013 nella quale mi veniva comunicato di essere tra i lavoratori salvaguardati (ora con quella ci mangio ogni giorno). La fortuna vuole che durante la mia vita lavorativa nella quale ho contribuito alla ricchezza (da alcuni sperperata) di questo Paese, assieme ai miei genitori, con sacrifici, come i buoni padri di famiglia ci insegnarono, ho potuto accantonare alcune, poche risorse, una volta sufficienti ad integrare la famigerata pensione per mantenere una vita decorosa, ed ora, salute permettendo, scomparendo destinate alla sopravvivenza quotidiana, in attesa di ricevere quel che di diritto mi spetta, …la pensione. Visti i risultati di tanto cianciare, chiedo a Lei Direttore, in quanto i Cittadini sono privati anche della parola, di farsi portavoce per noi e tentare di ricevere delle risposte semplici e veritiere dai capi delle Istituzioni incluso il Presidente della Repubblica. A quei Signori che ci hanno governato e che ci governano vorrei porre delle semplici domande, alle quali gradirei avere delle altrettanti semplici risposte e fatti concreti, non solo per me ma, per tutti coloro che da mesi, tanti mesi si trovano nella mia stessa situazione, La prima è di carattere etico morale sempre che siano in possesso di una morale e di una coscienza. 1) Come si sentono la sera prima di dormire ed al mattino al risveglio, sapendo di aver portato all'indigenza una parte della Popolazione, all’impoverimento di una Nazione, allo sfascio sociale? 2) Al Presidente Letta, le tanto sbandierate risorse e tutele approvate dove sono? 3) Ministro dell'Economia, quando pensa di erogarle? Prima o dopo che il Popolo si sarà rivoltato? 4) Al Presidente dell'Inps, quando pensa di far funzionare decentemente quel carrozzone dando risposte in tempi umani, 30gg sono anche tanti, alle richieste che vengono inoltrate? 6) Non solo al Presidente Inps, ma a tutti i Politici che si beano di immeritati stipendi, (anche i politici buoni sono correi di tanto degrado) come mai i lavoratori del credito che non hanno, e non gravano, e per ora non graveranno sulle cassa dell' Istituto di Previdenza sono stati doppiamente beffati, sapendo bene che gli emolumenti ad essi elargiti sono transitati dall'Inps tramite il Fondo di Solidarietà e sono stati da loro stessi pagati, assieme agli Istituti di Credito, che a loro volta hanno versato tutti i contributi necessari per il raggiungimento della pensione equiparandoli ai lavoratori in servizio. Ora nel limbo di tempo che intercorre tra i diritti acquisiti e l'erogazione della pensione come dovremmo vivere, chiedendo l'elemosina o per chi ne è in possesso alienando beni e risparmi di una vita? Oppure dovremmo suicidarci così da risolvere ogni problema? 6) Ai Costituzionalisti, come è possibile che vi sia disparità di giudizio e trattamento anche da parte degli organi della Suprema Corte che rendono incostituzionale un prelievo di solidarietà per pochi eletti ritenendolo discriminatorio, mentre nessuna pronuncia viene rilasciata nei confronti di chi a leggi al tempo vigenti accettò l'uscita dal lavoro e loro malgrado si sono ritrovati in condizioni discriminatorie rispetto ad altri, grazie alla concessa e abusata retroattività delle leggi, (tanto da ritenersi anch’essa in alcune situazioni anticostituzionale) vedendosi così negati una sequela di diritti partendo proprio dall'art. 3 della benamata Costituzione. 7) Ultimo Ma, non ultimo, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non sente o prova vergogna per come questo Stato sia riuscito a distruggere un tessuto sociale fondamentale per l'esistenza stessa della Nazione, non sente o prova vergogna per come Organi dello Stato adempiono malamente alle loro funzioni privilegiando solo interessi di bottega, non sente o prova vergona per come le promesse e le affermazioni di certezza di persone legittimate ed imposte ma, non elette vengano sistematicamente disattese, non sente o prova vergogna su come questo Governo e questo Parlamento pensino solo a salvare poltrone e posti di potere? Presidente, non pensa sia giusto dare alle persone ciò che spetta loro per diritto evitando di subire soprusi con le retroattività delle leggi? Se, come Ella dice, fare di tutt'erba un fascio e mettere tutto nello stesso calderone è sbagliato, non è forse stato sbagliato trattare tutti i lavoratori allo stesso modo così come sono stati, accomunandoli quando non si sarebbe dovuto? Non è forse giusto porvi rimedio in tempi brevissimi se non si vuol correre il pericolo da Lei esposto di una rivolta popolare? Mille e più domande ci sarebbero ancora ma, è meglio che mi fermi a queste semplici. Egregio Direttore la ringrazio per l'attenzione che vorrà concedermi e per l’eventuale impegno che vorrà prendersi come amplificatore di un grido a difesa di migliaia di persone che lo Stato sta spingendo oltre il baratro. Voglia gradire i miei più sentiti saluti mentre rinnovo a Lei e a tutto il giornale un prospero 2014.

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