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Crisi economica, svendita del nostro paese e classe politica

Salve Roberto C. residente in una ridente ( o forse lo era fino a qualche anno fa) località balneare in provincia di Venezia affacciata sul mare Adriatico, vi scrivo per esprimere la mia piena solidarietà e approvazione con quanto scritto dal cronista Carlo Pelanda sull’edizione di domenica 12.01.14, in merito alla vera natura della crisi economico –finanziaria che sta attanagliando il nostro paese e tutti quei paesi come il nostro in cui l’inerzia, l’inettitudine e l’asservimento della classe politica messa da noi cittadini, me compreso almeno fino a quando non ho aperto gli occhi su quanto sta accadendo, al timone del nostro paese non permette di dare il via ad una inversione di tendenza nella quotidianità di ogni giorno onde ridare fiducia ai cittadini di re investire, di re inventare nuove opportunità di impresa, creando posti di lavoro seppur precari o nel caso della nostra realtà locale posti di lavoro stagionali, ma sempre di posti di lavoro si tratta, che seppur poco se paragonato ai lauti compensi e benefit che la nostra classe politica continua imperterrita ad arrogarsi, permettono di dare una speranza a quei giovani che vogliono creare una famiglia, a quelle famiglie che devono garantire il benessere e la serenità dei loro figli e di loro stessi. Seppur in maniera forse meno drammatica rispetto a quanto sta accadendo in altre realtà territoriali nel mio paese da qualche anno si sta assistendo al progressivo impoverimento dal punto di vista del potere di acquisto di una buona fetta della popolazione, cosa inconcepibile fino a qualche tempo fa grazie alla sempre garantita fonte di reddito derivante dalla stagione estiva e dal turismo. Si sta assistendo al lento ma progressivo accorciamento della durata della stagione turistica, con conseguenze e ripercussioni drammatiche in termini di giorni lavorativi effettivi per il personale stagionale e in termini di redditività delle imprese del settore e quindi di capacità di re investire nell’attività stessa onde migliorare il servizio offerto. Le cause dell’accorciamento della stagione estiva sono riconducibili a quanto sta accadendo a livello macro economico in Europa e soprattutto nel nostro paese; le famiglie sono costrette per far quadrare il bilancio famigliare a tagliare sulla durata e qualità delle loro occasioni di svago e vacanza; le nostre politiche nazionali a favore dell’unica grande fonte di reddito rimasta al nostro paese, il settore turistico, sono veramente pari a zero, basti pensare alle numerose tasse, dazi e balzelli a cui vengono sottoposti gli ospiti che visitano il nostro bel paese, rispetto a quanto accade in altri paesi a noi vicini ( Slovenia e Croazia) che hanno ben capito che per attrarre il turista si deve invogliarlo a venire nelle località di vacanza e una volta in loco invogliarlo o inconsciamente costringerlo a spendere i suoi soldi nelle numerose attrattive e attività offerte, e non spogliarlo delle sue oggi sempre più esigue sostanze accantonate per la vacanza con pedaggi autostradali alle stelle, con costo del carburante tra i più alti del mondo non solo di Europa, con costi della vacanza improponibili ed elevatissimi a causa del prelievo fiscale che ricade sulle realtà produttive nel nostro paese, come invece non succede negli altri paesi e soprattutto in quelli a noi vicini o concorrenti dal punto di vista turistico. Questo visto che l’industria nostro vanto fino a qualche anno fa è stata svenduta all’estero o costretta alla chiusura o a varcare i confini nazionali onde riaprire in paesi dove si è capito che per continuare a produrre e competere con i propri prodotti nel mercato globalizzato è necessario che tutti ( imprenditori, lavoratori, e organizzazioni di categoria e sindacali) capiscano che bisogna rinunciare a qualche diritto acquisito o beneficio che prima poteva essere considerato intoccabile, ma ora non lo è più, anzi è un danno per la sopravvivenza del sistema produttivo e visto che anche l’agricoltura con i suoi prodotti ( ad eccezione dei vini, ma attenti solo per ora è così) è stata anche essa svenduta a Bruxelles in nome di fantomatiche quote da non superarsi per non cerare concorrenza considerata sleale tra il nostro paese, culla di produzione di prodotti secolari e di eccellenza nel campo agro – alimentare, e i paesi entranti dell’Est Europa che ben per loro hanno beneficiato dell’impoverimento del nostro paese e dei suoi settori produttivi, creando così migliori condizioni di vita e possibilità per i loro cittadini, visto che ora sono questi i nuovi turisti che stanno sostituendo grazie a dio gli italiani che la vacanza non se la possono più quasi permettere, a danno dei nostri operai, dei nostri piccoli imprenditori ( non i grandi che da questa situazione traggono solo vantaggio), dei nostri commerciati che per colpe non loro ma a volte anche loro, soprattutto quando non si accorgono che chi li dovrebbe rappresentare vedesi i sindacati o le associazioni di categoria, li stanno solo svendendo in cambio di cariche politiche, benefici economici e altro, non capiscono che gli oratori e i qualonquisti a volte devono essere messi a tacere e allontanati e sostituiti con veri portavoce degli interessi di cui si sta trattando. Tutto questo sta succedendo perché chi ci governa a livello nazionale e ci rappresenta a livello europeo non vuole o non può mettere mano ai veri problemi che quotidianamente il cittadino italiano medio deve affrontare, attenzione riluttanza o incapacità all’agire determinata dal vassallaggio di queste persone, ricordo messe in posti di potere da noi tutti a lobby economiche, vedesi le banche con la stretta del credito alle famiglie e alle imprese onde poter utilizzare le loro finanze per investire in titoli di stato oggi più sicuri e redditizi ; vassallaggio a multinazionali senza fine alcuno se non il raggiungimento del monopolio assoluto nel settore di competenza per determinare il loro giusto costo del prodotto offerto al consumatore, a volte senza minimamente badare alla salubrità o qualità del prodotto stesso, vedesi le numerose frodi alimentari e non di prodotti provenienti nel nostro paese dal mercato estero, in particolar modo dalla Cina. Tutto questo deve essere fermato e si deve dare un inversione di tendenza a questo modo di far politica per ritornare a far privilegiare gli interessi del popolo italiano intenso come nazione, onde riprenderci il posto di prestigio e di centralità che aveva il nostro paese nei tempi oramai antichi. A mio modesto parere è inaccettabile che i paesi del bacino del mediterraneo come Italia e Grecia, del Nord Africa come l’Egitto e la Turchia, del Medio Oriente come Iraq e Iran, in cui nell’antichità sono sorte le più grandi e sviluppate civiltà del passato siano oggi ridotti a paesi sentiti come terre di conquista, come colonie da cui espropriare ed poi importare risorse economiche o materie prime, lasciando queste realtà in balia del destino o ancor peggio vittima di violenze e sciacallaggio determinate dalla pessime condizioni di vita createsi in quelle realtà.

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