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Pensioni d’ oro,d’ argento e pensioni regalate.

Le pensioni , se sono corrispondenti a quanto versato nella intera vita contributiva, indipendentemente dal loro valore, non possono essere soggette a nuova fiscalità, in quanto si tratterebbe di un prelievo illeggittimo. Il calcolo però andrebbe fatto correttamente. Purtroppo questa posizione non è condivisa da molti, e ,da oggi, è calendarizzata alla Camera una proposta di legge , a firma Giorgia Meloni, che ritiene di poter reperire risorse finanziarie, istituendo contributi sulle pensioni che lei chiama d’ oro , superiori a 5.000 euro lordi mensili ( si tratta di circa 200.000 pensioni in Italia, che invece Cottarelli distingue in pensioni d’ oro e d’ argento), senza riflettere che 5.000 euro lordi si traducono oggi, in assenza di altri redditi,ed in assenza di detrazioni familiari oltre il coniuge, in un netto di poco superiore a 3.000 euro netti mensili. Il ragionamento della suddetta deputata, è che le pensioni di questo valore, sono soprattutto attribuite con il metodo retributivo e quindi, secondo il suo ragionamento, di valore superiore a quanto versato, e dato che rappresentano una spesa annua di 15 Miliardi, con un prelievo del 20% si avrebbero 3 Miliardi annui da destinare ad altri scopi (non ho capito se a diminuzione di altre imposte, o ad aumento di altre pensioni di valore inferiore). Il deputato Gasparotto , presente in un dibattito a LA7 il giorno 10/1 insieme alla Meloni, ha tentato di dire che in effetti il grosso della spesa previdenziale in pensioni consiste in pensioni di valore minimo o comunque basso, e pensioni di invalidità, ossia pensioni non corrispondenti al versato, ma senza riscuotere consenso , neanche dalla conduttrice Marta Merlino (Va ricordato che anche le pensioni di reversibilità non sono versate a fronte di contributi versati, in quanto il calcolo della pensione applicato dall’ INPS non tiene conto della vita media del coniuge superstite). Anche il Commissario alla Spending Review, Cottarelli, ha affermato lo stesso principio, dimenticando assolutamente il concetto del versato durante la vita contributiva e sta parlando di pensioni d’ oro e d’ argento, valutate solo secondo il concetto dell’ importo, e non della corrispondenza al versato. Non è vero quanto affermato stamattina da Giorgia Meloni nella trasmissione su Radio 24,non venendo smentita dal dr.Abruzzo, qualificato dal conduttore come Presidente di una Unione Pensionati ( la cui credibilità è però smentita da cifre cervellotiche da lui riferite su evasione fiscale e mafia, dato che per lui si tratta rispettivamente di 280 Miliardi e 500 Miliardi) . Non è vero che quanti hanno una pensione con il metodo retributivo, percepiscono una pensione pari all’ 80% dello stipendio degli ultimi 3 anni. Forse la osservazione si riferisce a qualche pensione di dipendenti pubblici ex INPDAP, di cui non conosco la normativa, ma il metodo impropriamente definito retributivo,applicato dall’ INPS ai dipendenti privati, è applicato innanzitutto solo a chi va in pensione dopo il 1995, avendo maturato a quella data almeno 18 anni di contributi, e non garantisce affatto una simile percentuale sugli ultimi stipendi. Ad esempio chi è andato in pensione con 40 anni di contributi, per i quali spetta l’ 80% non della retribuzione ma dell’ importo calcolato con il seguente metodo:la pensione è composta di due quote , di cui la prima si riferisce per 18 quarantesimi agli ultimi 5 anni di retribuzione , e la seconda, per 22 quarantesimi , sugli ultimi 10 anni prima del pensionamenteo ( se gli anni di contribuzione fossero 35, la % scenderebbe al 70%). Le retribuzioni prese a base per questo calcolo però, non sono quelle effettivamente percepite, perchè esistendo un tetto previdenziale, per i lavoratori con uno stipendio superiore, la retribuzione viene abbassata fittiziamente al tetto, nonostante che i contributi pagati dal lavoratore siano stati una percentuale dell’ intero stipendio, e non solo su questo tetto. E’ del tutto evidente che tale metodo cosiddetto retributivo,non assicura affatto l’ 80% dello stipendio ultimo,ma, per effetto della tosatura dovuta al tetto previdenziale, la % è molto inferiore, e inoltre l’ INPS già incamera contributi per la parte che eccede il tetto e che sono usati per la previdenza di altri soggetti. E’ anche a conoscenza di pochi, che già da due anni è in vigore un contributo cosiddetto di solidarietà, applicato a pensioni che definire d’ oro e d’argento è un eufemismo, in quanto si applica alle pensioni di importo superiore a 3.000 euro mensili ( come noto la Corte Costituzionale ha bocciato soltanto il contributo di solidarietà per le pensioni di importo superiore a 90.000 euro annui, lasciando in vigore il contributo su pensioni più basse). Tale contributo è stato istituito dalla legge salva italia di dicembre 2012, in cui si è sottoposto a contributo, di durata fino al 2017, tali pensioni ( tra l’ altro bloccate ,anche oggi ed erose dalla svalutazione), qualora avessero maturato contributi nella gestione di alcuni enti previdenziali, tra cui anche l’ INPDAI, istituto di previdenza dei dirigenti aziende industriali. Tale contributo è stato illeggittimamente posto nella ipotesi che lo squilibrio annuo dell’ ultima gestione INPDAI fosse dovuto a pensioni di importo superiore al versato, mentre era solo dovuto al blocco di assunzione nuovi dirigenti e al pensionamento anticipato di molti altri,e alla gestione patrimoniale dell’ ente stesso. In conclusione , non so se per quanto riguarda i dipendenti statali ex INPDAP confluiti nell’ INPS valgono regole diverse, alle quali forse si riferiva Giorgia Meloni, ma per i pensionati INPS, non sarebbe corretto il ricalcolo della pensione sulla base dei soli contributi utili a pensione, mentre sarebbe in teoria corretto, se basato sui contributi effettivamente versati, anche se solo una parte di questi sono stati considerati utili a pensione. Occorrerebbe anche pensare che la totalità delle pensioni al minimo, quelle di invalidità, e quelle di reversibilità, sono per definizione scoperti di contributi, e quindi sono erroneamente a carico della gestione previdenziale, mentre dovrebbero essere a carico della fiscalità generale.

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