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Turismo

Egregio Direttore, seguendola nella puntata de La 7 di lunedi sera sento il bisogno di fare due riflessioni con la speranza, magari, che questo quotidiano possa lanciare ed ospitare una seria ed approfondita analisi del nostro turismo, la prima industria italiana come potenzialità. E' da fine anni '80, al termine del percorso di studi presso l'Univ di Perugia, che sento parlare delle potenzialità, che leggo di paragoni con altri paesi, ecc ecc. I numeri: in quel periodo l'Italia contendeva alla Francia il primato di paese ricettore di flussi, oggi è al quinto. Perchè? Perchè non è capace di fare " politica del turismo", perchè quando occorre pensare e realizzare sistema, coordinamento, sinergia si squaglia come neve al sole. Non abbiamo un Ministero del Turismo che sappia attrarre a sè competenze ed idee, perchè fare turismo significa, inevitabilmente, lavorare su di una filiera che investe energie private e pubbliche, tutela e valorizzazione di chi investe ma anche politica del territorio e delle infrastrutture. Nel 1994 ebbi l'onore, poco più che trentenne, di coordinare un seminario alle Giornate del Pio Manzu di Rimini. Conobbi Gilbert Trigano, mentore ed ambasciatore della Francia, paese da sempre leader in questo ambito. Mi disse, Davide da noi le cose belle funzionano perchè siamo un paese che non getta la storia e le tradizioni nella pattumiera. Occorre pensarle e renderle fruibili ad un grande pubblico e questa è la nostra ambizione e la nostra sfida. In quel periodo stavamo svendendo l'Italia e l'idea che avevamo del nostro futuro.

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