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Senza fine

Egregio Direttore, Le autorità preposte stanno indagando su agibilità ed operatività dei pronto soccorso nella regione Lazio. Strutture che, nonostante l'abnegazione del personale, sono ormai, sotto gli occhi di tutti, al collasso. La riduzione del deficit della sanità laziale, non può passare per il sottodimensionamento dei servizi essenziali, prima fra tutte la gestione delle emergenze Cinque ore, ormai,il tempo medio di attesa in pronto soccorso per gli assegnatari di un codice verde: bastano per raggiungere regioni dove in caso di necessità prime cure e posto letto,in breve tempo, sono garantiti. Tutte le parti politiche rappresentate in consiglio, e i cittadini di buon senso, concordano sulla necessità di riportare in ordine il bilancio della sanità regionale. Purtroppo alla minuziosa analisi delle voci di spesa, alla comparazione dei costi per prestazione o prodotto con le regioni più virtuose, al dialogo costruttivo con utenti e personale, i attuali vertici della nostra sanità hanno da sempre preferito annunci ad effetto, e tagli generalizzati nell'erogazione dei servizi. Tali policies avvantaggiano di fatto le strutture sanitarie private del Lazio, perlopiù sovvenzionate e dall'ampia ricettività: discriminando cosi in modo odioso tra contribuenti in grado di sostenere, a fronte di un problema di salute sul quale si debba intervenire con tempestività, un costo aggiuntivo, ed il resto della popolazione. Aldilà degli esiti di indagini ed accertamenti sui pronto soccorso, risalta una questione di giustizia sociale, ed emergono chiari i sintomi di una disfunzione sistemica della sanità nel Lazio. Che, attraverso il coinvolgimento di utenti e rappresentanze di categoria in un'analisi, trasparente, di costi e benefici derivanti da singole sovvenzioni ed appalti, potrebbe essere meglio diagnosticata, e sanata, sussistendo la volontà politica di farlo. Volontà di farlo? Esaminiamo due DPR (decreti del Presidente della Repubblica)il n.502 del 30-12-1992 e il n. 371 del 8-7-1998. Il primo riconosce la tutela del diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo e la dignità umana,ormai da tempo calpestati mentre il secondo stabilisce di erogare ausili ,presidi e prodotti dietetici utilizzando,in via prioritaria il canale distributivo delle farmacie a condizione che i costi e le qualità delle prestazioni rese al cittadino siano complessivamente competitivi con quelle delle aziende USL. Tramite la distribuzione diretta ai cittadini aventi diritto la regione Lazio solo per le strisce usate da noi diabetici per il controllo della glicemia potrebbe risparmiare più di 100.000.000 centomilioni di euro .Per gli altri prodotti quanto? Oltre la Corte dei conti la politica voglia intervenire permettendo solo e unicamente alle regioni che presentino bilanci per la sanità non in deficit la possibilità di distribuire tramite le farmacie i sopra elencati prodotti. Gaetano Minasi

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