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Il panino avvelenato e la "propaganda del dramma”

In principio era il panino. In principio fu Mimun. Oggi, quel gustoso mix di “paraculeria” politica e scaltrezza comunicativa, ha assunto sembianze ancora maggiori. A quanto pare, nel 2014, il panino si è evoluto. Talmente tanto da aver mutato forma e sapore. I suoi ingredienti sono stati geneticamente modificati. Nel frattempo, però, è andato a male. E’ rancido. Eppure c’è un popolo che lo deve ingoiare per forza. In principio fu il panino, una forma di manipolazione paraculesca delle notizie date al Telegiornale in maniera da far costantemente risaltare meramente una parte politica e coglioni gli italiani. All’epoca si imbottiva di strategia politica. Oggi, di amarezza. Di negatività, dramma, ipocrisia, paura. Il panino emana odori cadaverici, puzza, è rancido, maledizione e, seppur il popolo italiano sia a stomaco troppo pieno, deve necessariamente infilarselo in gola, a meno che non spenga la televisione, radio, internet e giornali, insomma si isoli dal mondo. Troppo difficile. Brutale. “Cosa ho fatto per meritarmi la clausura”? Fu così che una semplice struttura comunicativa, come infima strategia di manipolazione, divenne una vera e propria abitudine costante divenendo struttura fissa. Non c’è pace. La manipolazione e la livellatura delle coscienze, la spinta verso la grande depressione dell’entusiasmo sociale ed individuale, la capacità di sogno e lotta, di programmazione della vita, del sorriso da fare ai propri figli, della semplice voglia di vivere e costruire, passa per lo stupro quotidiano a cui siamo sottoposti sintonizzandoci sui media. L’album dei dolori. Il banale contenitore di notizie, ridotto ormai a necrologio a cielo aperto, a spettacolarizzazione del dramma, ad elenco di “ciò che non va”. Neanche la Gazzetta del Feudo o il peggior notiziario del Soviet Supremo potrebbe fare peggio. Come se i problemi non bastassero. Come se non fosse dura. Come se non accadesse nulla ma proprio nulla di p-o-s-i-t-i-v-o. Un popolo ragiona secondo dinamiche semplici e personalistiche, individuali, poggiando l’esistenza su costrutti umani che, ormai, quotidianamente si rinnovano e devono essere presi in esame. Vive su strategie familiari e personali, purtroppo ad oggi, facilmente stravolgibili in cui facilmente si innesta ansia e disperazione, in cui troppo semplicemente crolla il terreno sottostante. Ma è anche vero che, con la stessa semplicità, si genera positività, serenità e senso di costruzione. Basta poco, se si volesse, d’altronde al caos si mette ordine con l’ordine, non con altro caos. E così gli incontrastati signori del Feudo, i famigerati paraculi del potentato, destrutturano la voglia, ammazzano il residuo ideale, rendono la quotidianità sopravvivenza, iniettano l’insicurezza, appiattano le coscienze, annullano il passato e riprogrammano il presente. Anche in questo. E sia vomito e reazione, come causa e conseguenza. “Buon giorno, cosa ci vuole nel panino?”- “Ah, dunque mi ci metta una bella fetta di amarezza, una bella dose di negatività e qualche bel pezzetto di disperazione e confusione, che sia bella fresca però…” – “Ecco a lei, è gratis. Buon appetito e benvenuto al Tg5”.

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