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SISTEMI ELETTORALI: VI RICORDATE L’ASINO DI BURIDANO?

Un sistema elettorale che permetta la coesistenza di più partiti presenta, a mio avviso, rispetto a un bipartitismo puro, il non trascurabile vantaggio di consentire una modulazione delle linee programmatiche da parte dell'elettorato, che resta così parte attiva e non deve solo subire scelte preconfezionate, ma può premiare o penalizzare i singoli partiti in relazione alle proprie priorità. Ciò non è affatto garantito, anzi è difficilmente ottenibile, in un sistema perfettamente bipolare, dove l'elettorato non può premiare o penalizzare singole proposte programmatiche, ma deve sorbirsi il pacchetto intero, prendere o lasciare. La soddisfazione o l'insoddisfazione rispetto a determinate scelte non potranno perciò essere espresse in maniera articolata, dando attraverso il voto una indicazione precisa all'azione di governo. La dialettica democratica in un sistema bipolare finisce così ridotta ai minimi termini. L'avere più gradi di libertà e poter scegliere tra un numero fisiologico di partiti anziché tra due soli schieramenti che sempre di più tendono ad assomigliarsi tra di loro consente una modulazione più fine ed efficace dell'azione politica: per fare un paragone con la lingua scritta, la capacità di espressione di un sistema bipolare sta a quella di uno proporzionale, con più partiti, come la capacità di espressione di un alfabeto di tre lettere sta a quella di un normale alfabeto di ventuno. In un sistema bipolare l'elettore non ha altra scelta che quella di accettare supinamente quale programma del polo "A" o del polo "B" quanto già preconfezionato a mo' di pacchetto "prendere o lasciare". E' del tutto verosimile che l'elettore si possa riconoscere in una parte del programma elettorale del polo "A" (per esempio la politica economica) e in una parte del programma del polo "B" (per esempio la politica sull'immigrazione). L'elettore non potrebbe allora scegliere sia la politica economica di "A" che le ricette sull'immigrazione di "B", poiché solo un polo "C" potrebbe proporle entrambe. Se il polo "C" non c'è, allora che cosa scegliere? Vi ricordate l'asino di Buridano, quello che, posto di fronte a due mucchi d'erba uguali e equidistanti da sé, non avendo motivo di scegliere uno piuttosto che l'altro, decideva di non scegliere e si lasciava morire di fame? Con solo due schieramenti tra cui scegliere, avendo pari motivi che indirizzano verso l'uno piuttosto che verso l'altro, per evitare la crisi schizofrenica lo sfortunato elettore potrebbe decidere di fare proprio come l'asino di Buridano, cioè di non operare alcuna scelta, standosene a casa anziché andare a votare. E' appunto ciò che succede nei Paesi dove il maggioritario è ormai consolidato e dove il bipartitismo è più virtuale che reale, dal momento che per catturare l’elettorato intermedio i due partiti contendenti tendono inevitabilmente ad assomigliarsi sempre più tra di loro, fino a dare l'impressione che il partito sia uno solo. Non è difficile capire come in queste condizioni il vero partito maggioritario sia quello degli astensionisti. Con i più cordiali saluti.

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