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A PROPOSITO DI COGNOMI...

La proposta di legge sui cognomi risolverebbe una vera emergenza, patita in modo incredibile dagli Italiani. Finalmente si vuole porre rimedio a una nefandezza che dura non da anni, ma addirittura da secoli. Per coloro che propongono la riforma dei cognomi non dev'essere la stessa cosa essere proprietari del cognome Pinco piuttosto che Pallino e le discriminazioni di cui l'attribuzione del cognome è causa fa loro tremar le vene e i polsi e non li fa dormire la notte. Il problema delle riforme è un problema serio; le riforme vanno fatte, non importa quali: l'importante è far vedere che non si ozia, ovvero non si sta con le mani in mano, ma si è anzi altamente produttivi. Non sapendo di che altro occuparsi, per incominciare non c'è nulla di meglio di quelle a costo zero, che non richiedano il portafoglio. In quest'ottica lungimirante è sacrosanta dunque la proposta di abolire l'assurda discriminazione per cui solo il padre trasmette il cognome ai figli, proponendo che questi possano avere il cognome di entrambi i genitori. E' infatti uno spreco che uno dei cognomi vada disperso. La mancata dispersione, strano a dirsi, genera però (disdetta!) curiosi effetti collaterali. Infatti, se alla prima generazione dopo l'entrata in vigore della legge i figli si ritrovano con i loro bei due cognomi, alla seconda, guarda caso, i cognomi diventano quattro, quando Mario Pinco Pallino sposa Gelsomina Caio Sempronio. La figlia Margherita (Pinco Pallino Caio Sempronio), sposando il coetaneo Giuseppe Uno Due Tre Quattro si troverebbe una progenie con otto cognomi. Alla successiva generazione si passerebbe a sedici, poi a trentadue, a sessantaquattro, e così di seguito. A questo punto però la cosa potrebbe cominciare a sembrare impegnativa (anche l'ordine in cui i cognomi vanno riportati non è del tutto chiaro) e ci si potrebbe trovare di fronte a un dilemma: che fare? Azzerare tutto e ritornare al punto di partenza, come nel gioco dell'oca o, con supremo sprezzo e stoica perseveranza, procedere a oltranza? Se da 64 si ritornasse a 2, quali scegliere? Scegliere a caso tra i 64, oppure i primi, oppure ancora gli ultimi? Credo che spezzerei una lancia a favore di quest'ultima soluzione, ma forse solo dopo essermi crogiolato a lungo nel dubbio. Beati gli ultimi, che saranno i primi, si potrebbe dire. Non bisogna prendere la cosa sottogamba: il problema potrebbe riguardare le future generazioni nei secoli dei secoli e potrebbe rappresentare uno dei massimi problemi che l'umanità futura potrebbe trovarsi ad affrontare. Nell'ipotesi che si decida di non mantenere i cognomi di entrambi i genitori generazione dopo generazione, data in effetti l'eccessiva lunghezza del cognome risultante, allora come altrimenti scegliere? La scelta del genitore che dà il cognome ai figli, quando non si decida di usarli entrambi, non è scevra da effetti collaterali. Lasciare la scelta ai genitori? O meglio lasciar scegliere ai figli, ma solo dopo una certa età? Il problema è più spinoso di quanto possa sembrare, e il rischio è che si possano generare dissidi familiari. Per esempio, il coniuge escluso potrebbe legarsela al dito e serbare rancore per il torto subito. Per evitare problemi in famiglia sarebbe allora forse meglio procedere d'ufficio: ai nati negli anni dispari si potrebbe dare per esempio il cognome del padre, ai nati negli anni pari il cognome della madre, o viceversa. Non si sa mai che la cosa possa essere motivo di litigio: oggigiorno si divorzia per molto meno. Come ipotesi alternativa sarebbe forse opportuno stipulare già nel contratto di matrimonio una clausola ad hoc. I contraenti potrebbero accordarsi per iscritto, per esempio, che al primo figlio tocchi il cognome della madre, al secondo quello del padre, per proseguire in ordine alterno; oppure potrebbero pattuire per esempio che ai figli di sesso femminile vada il cognome del padre, a quelli di sesso maschile quello della madre; si potrebbero immaginare anche numerose altre soluzioni alternative. La stipula preliminare, davanti al sacerdote, al sindaco o al notaio, eviterebbe contrasti e lacerazioni che si potrebbero creare all'ultimo momento, cioè al momento della nascita. Un ulteriore rimedio, cui gli italiani ricorrono già da tempo, è di evitare con cura che quest'ultima si verifichi. Mancando il nascituro, la pace tra marito e moglie riguardo l'attribuzione del cognome non viene messa a repentaglio. In effetti, con lungimiranza, gli italiani (prevedendo, chissà, forse proprio il problema dei cognomi) già da lungo tempo hanno quasi cessato di riprodursi. Il problema per loro è quindi assai limitato e la loro progressiva estinzione contribuisce a risolvere non solo questo problema, ma anche qualunque altro ve ne fosse. La nostra classe politica in ciò ci agevola notevolmente, favorendo un'estinzione serena e indolore. Occupata a risolvere il problema dei cognomi, può a buon diritto tralasciare di occuparsi di banali problemi legati alla procreazione, che oltretutto è causa di tutti i successivi problemi che l'uomo e le società si portano appresso. Con i più cordiali saluti.

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