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ALLA POLITICA ITALIANA SERVE UNO SHARON.

Ho letto con piacevole sorpresa su quotidiano locale, nella pagina dedicata ai punti di vista uno, splendido editoriale non certo da prima pagina per la stampa che, in generale, fomenta l’invasione dei clandestini. Da qualche tempo, scrivere a quella redazione, è stata per me quasi una “prerogativa”, come il messaggio presidenziale di fine anno agli italiani, perdonate la presunzione, con la differenza che le mie lettere erano la conferma di un atto d’accusa, verso la maggioranza delle nostre inquinate istituzioni, nelle quali, come nella magistratura in generale, che ritengo uno delle istituzioni dove alberga inefficienza, incapacità e incompetenza, insieme con corruzione non solo ideologica. Lo scrivo da italiano che ha vissuto sulla propria pelle quattro gravi irregolarità. Ma com’hanno potuto passare sotto silenzio tutta quella serie d’irregolarità sfociate in gravi scandali? Si parla tanto di solidarietà ma io chiedo quale: quella di accogliere indiscriminatamente clandestini, come il ghanese, permettendogli di circolare armato di piccone e uccidere inermi cittadini, mentre doveva essere espulso. Oppure permette a delinquenti abituali, lasciati liberi ai domiciliari, episodio molto recente accaduto a Milano, non nella Chicago degli anni ’20, di circolare liberamente armato per prendere a pistolettate sempre inermi ignari cittadini. Nel mentre la stampa asservita pubblica nome e cognome di un funzionario di polizia condannato a un anno perché ha osato reagire a freddo a provocazioni subite durante il famoso G8 di Genova, di quell’inetto magistrato che ha permesso a quel delinquente di uscire armato e ferire in modo grave dei passanti, si tace tutto mentre dovrebbe essere messo alla berlina. In un momento tristissimo della vita della nostra Italia, non del paese come si usa dire oggi, ho ascoltato anche gli accenni alla vergognosa situazione carceraria ma in una nazione allo sfascio, indipendentemente da quello che perora da sempre il nostro digiunatore di professione che paragonarlo a Ghandi oltre che elevarlo, è reato, ci sono priorità più urgenti. Inoltre, l’altra “ingiustizia” che affligge l’Italia e che “fortunatamente” la Corte europea ha rimediato é permettere di dare il casato materno ai nostri figli. Ma noi abbiamo fatto di più: con la solita carta bollata si potrà scegliere, mentre si poteva copiare quello che da secoli fanno i nostri cugini spagnoli. Usarli entrambi in modo che sembriamo tutti nobili, con due cognomi, per complicare ulteriormente le nostre anagrafi comunali. In Italia c’è molto malcontento: non c’è bisogno che il principe si mescoli alla folla per ascoltarlo, siamo alla mercé di una nazione che negli ultimi due secoli ha sconvolto più volte l’Europa e il mondo e che doveva essere frazionata non un due ma in 777 province, mentre gli unici puniti territorialmente in favore dei peggiori europei, gli assertori della pulizia etnica, siamo stati noi che abbiamo dovuto cedere Briga e Tenda ai cugini francesi e l’Istria a gente che poco meno di un decennio fa ha ancora utilizzato le fosse comuni. Io ho un grande rispetto per le priorità naturali come l’età ma prima degli anziani vengono i bambini che, vista l’aria che tira, avranno difficoltà a invecchiare, mentre capisco l’amarezza delle persone delle generazioni che mi hanno preceduto, nel vedere la nazione storicamente più importante del mondo, perdoni se oso essere ancora uno sporco “nazional campanilista”, trascinata nel fango, perché non bastano pochi incapaci, inetti e riciclati, a risollevarne le sorti. Solidarietà: sì ma con chi la merita, non con ladri e somari. In genere, inizio sempre una lettera d’accusa con l’antico aforisma latino: “Absit iniuria verbo”, per mitigare le verità espresse duramente ma ho una certa età e quando si ha il coraggio di sostenere la verità, non è necessario. Mi auguro che questa mia accorata lettera, sono un ottantenne seccato, uso questo termine molto eufemisticamente, perché la mia generazione, come del resto quelle precedenti, furono educate non come le attuali, riceva una risposta seria. In ogni modo, se io, che ho dato solo ottant’anni alla Patria sono seccato, posso immaginare quali siano i pensieri dei miei Amici centenari o quasi che, molto attivamente, di anni ne hanno dedicati molti più di me. Mi scuso e mi permetto di rinnovare gli auguri di Buon Anno, ancora con quel pensiero molto elevato di Timoteo espresso nella sua seconda lettera: “Bonum certamen certavi, cursus consumavi, fidem servavi”, che vivendo oggi quello che succede quotidianamente, non so come fare a “certavi”, ma soprattutto a “fidem servavi", perché tira aria di elezioni non solo amministrative e da noi si ventila la probabile elezione con una ennesima legge ridicola. E pensare che un capo saldo della legge elettorale sarebbe quello di permettere l’elezione in un collegio solo dei cittadini nati o ivi residenti da almeno un quinquennio. Non avremmo più i “paracadutati” e i raccomandati. Ma abbiamo uno Sharon? Al quale sono riconoscente per quanto a fatto non solo per i suoi compatrioti. Cordialmente.

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